F1, pagelle: il debutto del “samurai” Kobayashi

Continuiamo le nostre pagelle con il pilota Kamui Kobayashi. Dopo aver sorpreso il mondo motoristico grazie alle sue prestazioni negli ultimi due gp del 2009, riuscendo a conquistare dei punti iridati pur non avendo esperienza alla guida di una F1, il ritiro della Toyota aveva pesantemente influito sul suo futuro. L’abbandono del colosso giapponese stava rischiando di troncare sul nascere la sua avventura, lasciandolo a piedi senza nessuna certezza. Per fortuna Peter Sauber ha deciso di dare fiducia al giovane pilota, prendendolo nel suo team e consentendoli di iniziare a tutti gli effetti la sua carriera in F1.

Ricerca nella messa a punto

Quando si è alle prese con un debuttante, il fatto più difficoltoso è certamente quello della messa a punto. Per trovare il set-up più ideale occorre un mix di talento ma soprattutto esperienza. Bisogna conoscere appieno le proprie potenzialità ed i segreti di una monoposto di F1, ed ovviamente Kamui non possiede queste abilità. La Sauber ha aiutato a crescere il pilota giapponese, facendoli provare vari assetti differenti nel corso della stagione ed aiutandolo a capire i segreti i cosidetti “segreti del mestiere“, ma non poteva certamente dare un contributo attivo per lo sviluppo. Nonostante ciò più il tempo passava più il feeling aumentava, e verso la fine dell’anno Kobayashi dimostrava di avere la situazione sotto controllo. Forse è per questo che dall’anno prossimo sarà lui la prima guida, una sorta di promozione dopo tutto il duro lavoro svolto in questo 2010.

Comportamento in qualifica

Il primo avversario è il compagno di squadra. Questo vale in tutti i team. Ma quando uno dei due è debuttante la questione cambia leggermente. La rivalità si calma e il più esperto cerca di aiutare, dando preziosi consigli ed aiutando nella crescita professionale del giovane. Nella prima parte della stagione De la Rosa ha fatto esattamente questo. Lo spagnolo insegnava a Kobayashi che comportamento tenere nelle delicate sessione di qualifica e gara. Un bel rapporto, che poi si è improvvisamente interrotto quando il giapponese ha iniziato ad andare forte. Da metà stagione infatti la Sauber più avanti nello schieramento era sempre la sua, segno che Kamui aveva imparato davvero bene e al povero Pedro toccava inseguire. Un vero animale da corsa che ha aspettato il giusto tempo, per poi sfruttare al meglio le sue doti velocistiche. Addirittura in certi Gp è riuscito ad entrare nella Top Ten, pur avendo una vettura lenta e scorbutica. Una parabola in continua crescita che fa davvero ben sperare per il futuro.

Comportamento in gara

Ed ecco il punto di forza. Bravo studente dall’animo paziente nelle libere e qualifiche, anima ribelle e indomito in gara. Appena il rosso del semaforo si spegneva, Kamui automaticamente scatenava tutta la sua grinta, divenendo un temibile avversario per tutti i piloti in pista. Un coraggio incredibile e una costante ricerca di duelli, il più delle volte vinti. Incredibile il recupero fatto durante il Gp del Belgio e lo spettacolo offerto proprio nel suo appuntamento di casa in Giappone. Nessuna strategia o tattica, bensì spremere a fondo l’acceleratore e cercare il sorpasso in ogni punto possibile e non. Bisogna anche ricordare l’appuntamento a Valencia, ove grazie a gomme fresche è riuscito a sopravanzare piloti ben più esperti come Buemi ed un certo Fernando Alonso. Sinceramente uno dei giapponese più forti che la Formula uno moderna ricordi.

Pressione psicologica    

Pur essendo un debuttante, Kobayashi ha dovuto convivere con una notevole pressione mediatica. Il Giappone infatti si è via vi defilato dal mondo della F1, lasciando il povero Kamui come unico esponente e bandiera di una nazione forte ed importante come quella nipponica. Una attenzione mediatica di un certo peso, che però non ha scalfito minimante il suo sorriso sincero e genuino. Kamui ha preso questa situazione in maniera positiva, non sentendosi in alcun modo costretto a segnare risultati e addirittura costruendo una delle sue miglior performance proprio a Suzuka. Una abilità nel trasformare la pressione in motivazione che li sarà vitale quando (forse) un giorno si giocherà traguardi e vittorie di un certo peso. Le basi sono buone e di talento, il Giappone può davvero sperare in lui.

VOTO

Ogni pagella ha la sua storia e motivazione, così come ogni voto deve essere dato in base alle caratteristiche del singolo, sommando anche esperienza e bravura. Per quello che la stagione di Kobayashi è stata più che positiva. Debuttante, a bordo di una monoposto tutt’altro che facile, eppure è riuscito a togliersi parecchie soddisfazioni, focalizzando l’attenzione su di lui e vincendo anche il titolo come miglior debuttante dell’anno. Un 2010 davvero eccellente, che può essere riassunto con un bel 7 come voto. Piena sufficienza, non certo in grado di reggere il confronto con i primi della classe, ma pieno di potenzialità e speranze. Il primo anno, un momento delicato per l’intera carriera del pilota, è stato brillantemente superato. La conferma è arrivata e i top team guardano con interesse la sua crescita. Se non deluderà le aspettative allora diverrà certamente uno dei migliori driver del circus, capace con le sue gesta di decidere un intero mondiale e magari cambiare anche la storia stessa di questo sport. La crescita è tutt’altro che finita, ma i margini di miglioramento vi sono e l’ambiente attorno a lui è sereno. Vedremo quali altre sorprese ci riserverà questo pilota, che nel paddock è già riconosciuto come il “samurai della F1”. Niente male no?

Riccardo Cangini