La Russa s’infuria da Santoro e Di Pietro rispolvera il fascismo

Quando Michele Santoro ha presentato il parterre degli ospiti in studio, in molti avranno ieri pensato che la puntata di “Annozero” sarebbe stata generosa di “chicche”. Previsione non difficile da centrare, dal momento che, a dividersi le telecamere nello studio del programma di Rai2, c’erano il vulcanico ministro Ignazio La Russa, il combattivo Antonio Di Pietro e il sempre pacato Pier Ferdinando Casini. Una triade da record di ascolti, che ha infatti dato vita a uno show pirotecnico di innegabile impatto.

Il clima s’infiamma quando il conduttore concede la parola a Luca Cafagna, studente della Facoltà di Scienze politiche alla Sapienza di Roma. L’argomento è quanto mai delicato e riguarda, ovviamente, la manifestazione capitolina di martedì scorso, culminata in atti di violenza e in veri e propri scontri tra alcuni giovani e le forze dell’ordine. La novità è che lo studente, interpellato esplicitamente sulla “deriva armata” della manifestazione, non prende le distanze da quanto accaduto e rimarca piuttosto un concetto più volte espresso dagli studenti in questi giorni: per due anni e mezzo ci avete ignorato, la vera violenza è quella di un governo sordo e disattento.

Apriti cielo: è a questo punto che il responsabile della Difesa perde le staffe, inanellando una sequela serratissima di “vigliacco” all’indirizzo del ragazzo. Per Ignazio La Russa, infatti, le parole pronunciate da Cafagna (che definirà anche “ignorante”, “incapace” e “fifone”) sono sufficienti per formulare l’accusa di apologia di reato. Per questo il coordinatore del Pdl scatta in piedi, smangiando accuse a bocca stretta contro i manifestanti e accusando il conduttore di “Annozero” di faziosità per il fatto di non aver invitato anche un rappresentante della polizia, in grado di completare la cronaca sulla “calda” giornata di martedì scorso.

Non solo: il ministro, in preda a una rabbia palpabile, si avvicina a Santoro e gli stende la mano, annunciando l’intenzione di abbandonare lo studio, poi ci ripensa e, riconquistato un barlume di compostezza, (consigliato anche dal giornalista de “Il GiornaleNicola Porro e dal moderato Casini) si rimette a sedere, tra gli applausi sarcastici del pubblico. Ma non è tutto.

Quando il conduttore di “Annozero” concede la parola ad Antonio Di Pietro, che fino ad allora aveva assistito basito alla scena, l’ex pm non manca di fornire il suo personale contributo alla scoppiettante serata. “Adesso capisco cosa vuol dire essere fascisti – dice, rivolgendosi a La Russa – Se io fossi ministro della Difesa e mi accorgessi che c’è un disagio sociale così forte, tutto farei meno che zittire uno studente. La Russa – rincara il leader dell’Idv – è l’essenza stessa del fascismo, non lascia parlare, non ascolta le ragioni sociali che sono arrivate alla violenza. E’ parte di un governo sordo e cieco, fascista – insiste – che non ascolta le ragioni degli altri”.

Parole che suscitano la reazione del responsabile della Difesa, il quale, senza neanche rivolgere lo sguardo all’avversario politico, lo fredda con un “analfabeta” declinato in più tonalità. Nel pasticcio generale, il leader dei centristi tenta di sdrammatizzare: “Adesso capite perché ho creato il terzo polo? – scherza Casini – Ragazzi, io non sono così, sono diverso da questi qua”.

Maria Saporito