Spot eutanasia: va in onda la polemica

E’ stato trasmesso per la prima volta questa mattina lo spot pubblicitario a favore dell’eutanasia fortemente voluto dal partito radicale e dall’Associazione “Luca Coscioni”. Lo spot, andato in onda su Rai3, è stato realizzato in Australia e tradotto in lingua italiana. Protagonista è un uomo in fase terminale, che siede su un letto, rivendicando il suo diritto di scelta.

La vita è questioni di scelte – dice guardando fisso la telecamera – Io ho scelto di fare l’università e di studiare ingegneria, a quei tempi sceglievo di uscire per bere e divertirmi. Ho scelto di sposare Tina e di avere due figli splendidi. Ho scelto che macchina guidare, ho scelto questa maglietta, ho scelto questo taglio di capelli. Quello che non ho scelto – aggiunge – è di non diventare un malato terminale, non ho scelto di patire la fame per il fatto che il mangiare mi fa male come ingoiare lamette da barba. E certamente non ho scelto che la mia famiglia debba vivere questo inferno insieme a me“.

Io ho fatto la mia scelta finale – conclude – ho solo bisogno che il governo mi ascolti“. Lo spot è corredato da una scritta che informa che il 67% degli italiani si è espresso a favore della legalizzazione dell’eutanasia: “Il nostro governo – conclude la pubblicità – no”. La messa in onda del massaggio pro-eutanasia ha provocato la reazione del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella: “Lo spot dei radicali trasmesso su una rete del servizio pubblico nello spazio dedicato alle Associazioni – ha commentato –  dimostra ancora una volta con chiarezza che è in corso una campagna politica, prima che ideologica, non sulla scelta e l’eventuale rifiuto delle cure ma sull’eutanasia e il suicidio assistito“.

Ancora più severo il giudizio di Enrico La Loggia, esponente del Pdl: “Lo spot – ha notato – manca di rispetto ai tanti malati che continuano coraggiosamente a lottare in difesa della propria vita”. Per il ministro del Lavoro e del Welfare, Maurizio Sacconi, infine: “Lo spot pro eutanasia evidenzia il livello del conflitto politico e culturale sui temi antropologici“.

“Le reazioni rabbiose e intolleranti dei Sacconi, delle Roccelle e in genere del sedicente partito della vita – ha replicato Maria Antonietta Coscioni, presidente dell’Associazione “Luca Coscioni” – si spiegano così: hanno il timore anche solo della parola ‘eutanasia’. Hanno paura che, una volta squarciato il velo di ipocrita silenzio su questa questione sociale, appaia una verità certificata unanimemente da tutti i sondaggi demoscopici: che la stragrande maggioranza della pubblica opinione, come già col divorzio e l’aborto – ha osservato la Coscioni – è con i radicali e non con loro e le gerarchie vaticane”.

“La loro parola d’ordine è silenzio – ha continuato la deputata -Guai a voler riconoscere che la persona, il malato, ha il diritto di essere informato, di sapere e poter decidere il suo destino, di stabilire, come diceva Indro Montanelli, quando la vita non è più degna di essere vissuta. Il ‘partito’ della sofferenza e del dolore, dell’ipocrisia e della non-misericordia – ha concluso la Coscioni – ha paura. E ha ragione ad averne”.

Maria Saporito