Arriva il Ddl Gelmini, fra scontri e cortei

A distanza di una settimana dai violenti scontri che hanno messo a ferro e fuoco la Capitale, scoppiati in occasione del voto di fiducia ottenuto dal Governo alla Camera grazie ai franchi tiratori di FLI e dell’IdV, Roma si prepara ad una nuova giornata di tensione.
Mercoledì, infatti, al termine della discussione che inizierà con la seduta di lunedì, il Senato sarà chiamato a votare il contestato disegno di legge Gelmini sull’Università.

L’esito del voto, con ogni probabilità, premierà l’operato della ministra; a Palazzo Madama l’asse PdL-Lega ha dimostrato, già con il voto della scorsa settimana, di essere autosufficiente e, inoltre, sulla riforma dell’Università anche i finiani di Futuro e Libertà hanno espresso da settimane parere positivo, tanto che lo stesso Gianfranco Fini, alla vigilia dell’approvazione del ddl alla Camera, la definì “una delle cose migliori di questa legislatura”.

La certezza dell’approvazione, tuttavia, non ha scoraggiato gli studenti universitari che hanno già annunciato, con un comunicato rilasciato ieri, un corteo per le vie della città proprio mercoledì.
“Dopo martedì (14 dicembre, ndr) non torneremo indietro continueremo a costruire un’unione reale con tutti i conflitti sociali per costruire lo sciopero generale e mandare a casa questo governo. La nostra fiducia non è in vendita! – si legge nel testo di “ateneinrivolta.org” e “studenti in mobilitazione della Sapienza” – Non ci appartengono vecchie etichette proprie di movimenti passati: black block, estremisti, violenti. Ci appartiene invece l’indignazione e l’esplosione di una rabbia sociale diffusa, l’ansia per il futuro e la voglia di continuare a costruirlo giorno dopo giorno”.

La riforma dell’Università in questione, che ha già ottenuto parere positivo dalla Camera, appare come l’ultimo tassello di un puzzle iniziato, nell’estate del 2008, con i tagli orizzontali alle scuole elementari e superiori contenuti nella 133 e, per quanto concerne l’aspetto lavorativo, con la legge Maroni/Biagi varata dal secondo Governo Berlusconi nel 2003.

Con l’entrata in vigore del ddl, infatti, saranno circoscritti i poteri del Senato Accademico, dal momento che la gestione “de facto” dell’Ateneo passerà nelle mani del Consiglio di Amministrazione.
Il CdA, sulla base delle nuove norme, sarà composto dal Rettore e, paritariamente, da membri esterni all’Ateneo (anche privati) e da rappresentanti dei professori e degli studenti. Ai membri esterni, nominati dal Rettore, dunque, sarà sufficiente trovare un accordo solamente con il Rettore stesso per garantirsi il controllo dell’Ateneo, di fatto privatizzato.
“Il Rettore – denunciano gli studenti in mobilitazione – viene eletto come espressione degli equilibri baronali dell’Ateneo e, una volta in carica, potrebbe consegnare l’Università nelle mani di privati o enti a lui vicini, per di più senza che a questi sia chiesta alcuna garanzia economica”.
Viene cancellata, inoltre, la figura del “ricercatore a tempo indeterminato”; i ricercatori, con l’entrata in vigore del ddl, saranno assunti con un contratto precario di 3 anni, rinnovabile una sola volta, al termine del quale si troveranno di fronte ad un concorso per divenire Professori Associati o all’obbligo di abbandonare il mondo dell’Università.
Queste norme, oltre a rappresentare un enorme problema sociale per centinaia di migliaia di lavoratori della ricerca, rischiano di affossare l’intera ricerca italiana, condannando al declino l’economia del nostro Paese che, già oggi, come dimostra Fiat, ha perso competitività per l’enorme deficit di sviluppo e innovazione.

Intere generazioni di studenti, ricercatori e lavoratori precari del mondo della scuola torneranno, quindi, a invadere le piazze e le strade non solo a Roma ma in tutto il Paese da nord a sud.
Studenti, ricercatori e precari, vittime delle politiche classiste di riforme che premiano solamente le scuole private e un sistema in cui è “il figlio di” ad avere la carriera garantita; centinaia di migliaia di ragazzi, uomini e donne chiusi nella morsa di una vita senza futuro e senza prospettive, quella morsa della disperazione che è causa prima dell’esplosione di rabbia andata in scena a Roma, al di là delle favole preconfezionate su “black block” e “infiltrati” da dare in pasto ai media.
Lunedì, intanto, si riunirà in Corso Italia il Comitato Direttivo Nazionale della Cgil, cui tutti i soggetti in mobilitazione stanno chiedendo, con ancor più insistenza negli ultimi giorni, di pronunciare due parole decisive: sciopero generale.

Mattia Nesti


(foto Stefano Montesi)