Il Pd apre al ‘Terzo polo’, la base si sente tradita

“Sono un ex iscritto al Pd, e tra poco sarò anche un ex elettore”. “Spero che l’idea di allearsi con il terzo polo muoia all’alba; se così non sarà per la prima volta in vita mia non andrò a votare”. Sul sito del Partito Democratico i sostenitori si sfogano e bocciano la rincorsa al ‘Terzo polo’ messa in atto dai vertici democratici.

L’impressione è che il Pd, nel tentativo di stringere un’alleanza coi centristi, rischi di perdere la sua base elettorale storica, un elettorato che rimane spiazzato davanti all’imprevista accelerazione data da Bersani al progetto di alleanza col ‘Terzo polo’, anche a costo di sacrificare le primarie e fare un passo indietro.

Una mossa, quella del segretario, che raccoglie molti apprezzamenti tra i suoi fedelissimi e tra  i dalemiani, ma che fa parlare di linea ‘ondivaga’ quanti ricordano che un sondaggio Ipsos di pochi giorni fa dava il 60% dei sostenitori del Pd a favore dell’alleanza con Idv e Sel, contro appena un 20% che guarda al terzo polo.
Intanto il segretario, forse per non creare troppo scompiglio all’interno del partito, smorza un po’ i toni: “Noi ci preoccuperemo di fare una piattaforma per il Paese”, dichiara Bersani, e “sia per quel che riguarda l’Udc sia per le altre forze dell’opposizione, nessuna esclusa, mi aspetto di avere un confronto sul merito delle questioni che proponiamo”. Ma “le alleanze vengono dopo” e “sulle alleanze sono apertissimo”.

Opposti, come prevedibile, i giudizi giunti dall’Udc di Casini e dall’Idv di Di Pietro in merito alla presa di posizione in casa democratica.
Casini parla di “autocritica” positiva del Pd sulla linea fin qui tenuta e di “intelligente” proposito di andare oltre l’antiberlusconismo. Ma non illude: “Oggi non ci sono le elezioni, vedremo”, si limita ad aggiungere.
Dall’Idv, il presidente del gruppo alla Camera Massimo Donadi parla addirittura di “mero trasformismo dettato dalla disperazione”, a proposito della rincorsa democratica ai centristi.
Per Gennaro Migliore, di Sinistra Ecologia e Libertà, “quello che qualcuno nel Pd deve capire è che il problema non è la sinistra, che è parte della risposta, della soluzione”.

Posizioni diverse anche all’interno dello stesso Pd, nonostante un generico sostegno alla strategia del segretario.

“Mi pare sia l’approccio giusto, lo sostengo anch’io da un po’ di tempo”, dice Anna Finocchiaro, “e mi pare la cosa migliore per ribadire la centralità del Partito democratico”.

“Bersani indica con realismo la strada giusta”, spiega Dario Franceschini, aggiungendo che ciò non significa “mettere in discussione né la coalizione progressista e riformista, né l’appartenenza al campo del centrosinistra”.
“Non ci piace invece l’idea di un pluralismo che si manifesta ogni giorno come gioco di posizionamento, come continua ricerca di elementi distintivi” – si legge sul sito di ‘Areademocratica’, corrente del Pd di cui Franceschini stesso è leader – “questo rinvia ai nostri elettori l’immagine di un partito incerto e oscillante”.
Euforico è Marco Follini. “Mi pare che oggi sia sceso dai tetti e si sia insediato in un territorio di grande buonsenso”, spiega.
Per Nicola Latorre, “è proprio in questa direzione che si muove la mia proposta di far compiere un salto di qualità al progetto” del Pd “con Vendola tra gli interlocutori privilegiati”.

“Il Pd non deve sacrificare nessuno”, ammonisce Gero Grassi, rimarcando “la consapevolezza che l’alleanza si costruisce su un programma ben definito non come dichiarazione di principio”.

Paolo Gentiloni mette dei paletti: “Una cosa è certa – spiega – non possiamo rinunciare ai fondamenti dell’identità del Pd – ieri la vocazione maggioritaria, oggi le primarie – senza scelte chiare sulla nostra strategia e sulle alleanze”.

“Continuo a ritenere che, prima degli schieramenti politici, gli interlocutori fondamentali di una grande alleanza riformista debbano essere i cittadini”, sottolinea Walter Veltroni.

Ma intanto, non sono pochi coloro che nel Pd temono che l’avvicinamento a Casini e Fini possa comportare l’abbandono dell’alleanza con Di Pietro e Vendola.

Così Ignazio Marino boccia su tutta la linea il segretario Bersani. “Se l’obiettivo del segretario è solo quello di sostituire l’idea del ‘Nuovo Ulivo’ con quella dell’Unione di centro-destra, non so quanti saranno d’accordo. Io no”.

A Marino fa eco Arturo Parisi, secondo il quale “il patto per la riforma della Repubblica che (Bersani, ndr) propone ai centristi non è altro che un patto per la restaurazione della prima Repubblica”.

Ampiamente prevedibile lo sconcerto tra i ‘rottamatori’. “L’alleanza con il Terzo polo – attacca Pippo Civati – è peggio dell’Unione”, perché “l’impressione è che se c’è qualcuno che se ne sta andando dal Pd, sono proprio i suoi vertici”.

Raffaele Emiliano