Iraq, Onu denuncia esodo dei cristiani

Migliaia di cristiani in fuga dall’Iraq. L’Onu ha lanciato l’allarme sull’esodo di massa dovuto alla mancanza di protezione che i fedeli di religione cristiana ricevono nel paese iracheno. Dopo l’attentato terroristico mosso da Al Qaeda lo scorso 31 ottobre contro una chiesa di Baghdad, la tensione è altissima. In quell’occasione morirono 46 fedeli. Fiumi di persone stanno cercando rifugio all’estero.

Melissa Fleming, portavoce dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), ha denunciato ieri a Ginevra la disperata situazione dei cristiani in Iraq. A causa della paura di essere uccisi, oltre mille famiglie sono fuggite alla volta dei Paesi vicini. Le mete prescelte sono Siria, Giordania e Kurdistan. “A partire dall’attentato del 31 ottobre e dagli altri attacchi che si sono susseguiti, le comunità cristiane di Baghdad e Mossul hanno iniziato un lento esodo” ha affermato Fleming. Il pericolo incessante e le ripetute minacce stanno causando una fuga costante. Non ci sono cifre esatte, ma il fenomeno è sotto gli occhi di tutti.

Le Chiese e le organizzazioni non governative presenti sul territorio hanno avvisato l’Onu che le famiglie in fuga sono mestamente destinate ad aumentare nelle prossime settimane. Padre Hanna, sacerdote a capo della Congrega assiro-cattolica di Beirut, ha affermato che circa 450 famiglie hanno recentemente contattato il suo ufficio e le Nazioni Unite per chiedere aiuto.

Attualmente sono circa 500mila i cristiani che vivono in Iraq e rappresentano il 3% della popolazione. Tuttavia, le vittime più frequenti di attacchi terroristici, mossi da estremisti islamici, con lo scopo di “moralizzare” gli infedeli e il loro stile di vita perverso.

L’Unchr ha inoltre espresso sconforto e costernazione per il modo in cui i cittadini iracheni sono trattati dai Paesi europei. Infatti, proprio alcuni giorni fa, la Svezia ha costretto 20 rifugiati iracheni a un rimpatrio forzato, senza distinzione di razza e fede religiosa. Cinque di essi erano cristiani, fuggiti dall’oppressione del paese d’origine, verso il quale sono stati riportati ingiustamente con la forza.

Emanuele Ballacci