La tecnica orientale dell’agopuntura per combattare l’occhio pigro

L’ambliopia, meglio conosciuta come sindrome dell’occhio pigro, colpisce oggi il 2 per cento della popolazione mondiale, e il 4,5 per cento dei bambini. Nei soggetti ai quali viene diagnosticato questo disturbo della vista, un occhio ha una capacità visiva di 3/10 inferiore all’altro, ciò dovuto alla mancanza di un corretto coordinamento tra gli occhi e il cervello. Per porvi rimedio, generalmente la cura consiste in un occhiale correttivo, a cui viene aggiunta la famosa, e antistetica, benda sull’occhio. Almeno fino ad oggi. Secondo uno studio condotto dal professore Jianhao Zhao, dell’università di Hong Kong, e pubblicato su Archives of Ophthalmology, infatti,  la sindrome dell’occhio pigro potrebbe essere curata anche dalla conosciuta tecnica orientale dell‘agopuntura.


Lo studio è stato condotto su un gruppo di 88 bambini tra i 7 e i 12 anni affetti dall’ambliopia, 43 dei quali sono stati trattati con la tecnica orientale, e i restanti 45 con il cerotto. Il primo gruppo è stato sottoposto a cinque ore settimanali di agopuntura (con sessioni che riguardavano testa, viso, mani e gambe)  mentre al secondo è stato coperto l’occhio con una benda per due ore al giorno. Entrambi i gruppi praticavano esercizi di lettura e scrittura da vicino. Dopo 25 settimane, la tecnica di agopuntura si è dimostrata efficace per il 41, 5 per cento dei bambini (17 pazienti ), mentre la banda solo per il 16, 7 per cento dei piccoli (7).  Inoltre circa il 70 dei soggetti coinvolti nell’esperimento ha riscontrato un miglioramento generalizzato della capacità visiva, con un una performance migliore dell’agopuntura.

L’utilizzo dell’agopuntura come metodo innovativo per combattare la sindrome dell’occhio pigro potrebbe colmare i deficit della cura tradizionale, che, sebbene dia buoni risultati sui bambini piccoli, si è dimostrata poco efficace nei ragazzi più grandi. E non bisogna sottovalutare anche il disagio psicologico dei bambini costretti a portare, spesso per molto tempo, una benda sull’occhio.

Annastella Palasciano