Welfare addio: per gli italiani cresce l’insicurezza sociale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:57

Gli italiani non credono più nell’attuale sistema di welfare: occorre cambiare al più presto possibile.

È quanto emerge dal “44° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2010” del Censis, per il quale gli italiani, più di tutti gli altri cittadini europei, si sentono ai margini della società, esclusi dalle politiche sociali e da un welfare meno adatto alle loro esigenze (il 21% contro il 9% della media europea).

Più di un italiano su tre si sente a rischio di povertà, il 36% contro il 25% della media europea, e solo il 36% ritiene che il sistema di welfare fornisca una copertura adeguata (contro il 51% della media europea).

Per il 62% anche gli strumenti di tutela dei disoccupati sono inadeguati, una percentuale nettamente superiore a quella riscontrata in Germania, 39%, Francia, 29%, Gran Bretagna, 28%, e al dato medio europeo, 45%.

Il 44% dichiara che negli ultimi cinque anni la situazione è addirittura peggiorata, rispetto al 38% medio europeo, al 39% dei francesi e al 27% degli inglesi, e la valutazione riguarda tanto gli ammortizzatori sociali di primo intervento, come la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, quanto l’intero meccanismo degli strumenti di protezione e reinserimento per chi perde il lavoro.

Passando alle preoccupazioni per la vecchiaia, il 28% degli italiani è molto preoccupato e il 40% abbastanza preoccupato per il fatto che il proprio reddito in vecchiaia sarà insufficiente a garantire un livello di vita dignitoso. Ed anche in questo caso i dati sono superiori ai valori medi europei, pari rispettivamente al 20% per le persone molto preoccupate e al 34% per quelle abbastanza preoccupate.

Preoccupazione amplificata dal graduale invecchiamento della popolazione e dalla progressiva diminuzione della quota di popolazione attiva, fenomeni che impatteranno di più sui futuri scenari sociali.

Al primo, ancora,viene anche associato un aumento delle malattie cronico-degenerative e delle disabilità, che richiederanno l’impegno di grandi risorse sul fronte assistenziale. Secondo le stime del Censis, la quota di persone con disabilità sul totale della popolazione è oggi pari al 6,7%, circa 4,1 milioni di persone, ed  arriverà nel 2020 al 7,9%, 4,8 milioni, e al 10,7% nel 2040, circa 6,7 milioni.

Ma un problema fondamentale da risolvere per una riforma del sistema di welfare in previsione di questo scenario resta quello della sostenibilità del sistema pensionistico. In Italia la spesa sociale ammonta  al 27,8% del Pil, in linea con la media europea, 26,4%, ma, rispetto agli altri Paesi, nel nostro Paese la spesa previdenziale incide molto di più sulla spesa sociale complessiva, assorbendo circa 3.404 euro pro-capite sui 5.880 euro di spesa sociale pro-capite disponibile, rispetto ai 3.087 euro della Germania e i 2.504 euro della media europea.

Per Giuseppe De Rita, presidente del Censis,“da anni discutiamo di ipotesi di riorganizzazione del sistema di welfare. A fronte di vistosi vuoti di copertura dell’impianto pubblico sanitario, socio-assistenziale ed educativo, il sistema ha continuato a tenere grazie a intrecci virtuosi che vedono in un ruolo di protagonismo le famiglie e le loro risorse private, il volontariato, le reti informali”.

“Si è configurato in modo spontaneo un meccanismo di welfare mix. Sperimentazioni in Paesi a noi vicini ci appaiono a volte suggestive, ma sono convinto che vada cercata una nostra strada per l’individuazione di nuove politiche sociali che poggino su responsabilità condivise sia pubbliche che private”.

Marco Notari