Wikileaks, Assange: “Vittima di una campagna diffamatoria”

Una campagna diffamatoria ben orchestrata per mettere fuori gioco Julian Assange. È quanto sostiene lo stesso fondatore di Wikileaks, il quale si è ripetutamente dichiarato innocente per le accuse di stupro lanciate dalla Svezia. L’unica preoccupazione riguarda la possibile estradizione negli Stati Uniti. Ma intanto prepara una nuova offensiva: sono in fase di rilascio i nuovi documenti scottanti sulle banche.

Assange, liberato su cauzione dopo 9 giorni di carcere, è attualmente agli arresti domiciliari presso Ellingham Hall, la residenza inglese del suo amico giornalista e protettore Vaughan Smith, situata nelle campagne del Suffolk. Ogni giorno il blogger australiano deve recarsi presso il vicino commissariato di polizia di Beccles, a garanzia del rispetto delle condizioni di libertà vigilata.

“Sono innocente, ma è in atto una campagna di fango contro di me” sono state le prime parole pronunciate da Assange. Proprio ieri, infatti, il padre di Wikileaks aveva indetto una breve conferenza stampa davanti alla villa di cui risiede, per comunicare le sue prime impressioni ed esprimere la sua rabbia per l’accaduto. “La giustizia non è ancora morta – ha affermato davanti ai giornalisti assiepati sulla neve – È magnifico sentire di nuovo l’aria frizzante di Londra. Andrò avanti con il mio lavoro. Riabilitare il mio nome non è il mio primo obiettivo. La prigionia non ha alterato la mia posizione. Anzi mi ha confermato che siamo sulla giusta strada e questo confinamento mi ha procurato abbastanza rabbia da qui ai prossimi 100 anni”.

Il vero paladino dell’informazione non si arrende e anzi rilancia. Sarebbe, infatti, prossima la pubblicazione di nuovi clamorosi file riguardanti le banche e il mondo dei mercati finanziari. Tuttavia, nuovi guai sono in arrivo dagli Stati Uniti: è concreto il pericolo di estradizione.Ci sono state molte richieste da parte di politici americani, compresi alcuni senatori – ha dichiarato Assange – circa una mia estradizione, il rapimento dei miei collaboratori e l’esecuzione del giovane soldato Bradley Manning che secondo loro è implicato in questo affare. E’ una situazione molto, molto seria”.

Assange si discolpa affermando di aver conosciuto Bradley Manning solo dopo che il suo nome era apparso sui giornali. Tuttavia, gli americani non gli credono. Secondo il quotidiano inglese “The Independent”, il Dipartimento di Stato Usa avrebbe offerto numerose agevolazioni al giovane soldato qualora fosse disposto a collaborare. Una vicenda a tinte fosche di cui si comprende appena qualche sfumatura.

Di una cosa può essere orgoglioso Assange, l’opinione pubblica è dalla sua parte. I lettori della rivista americana “Time” lo avevano infatti eletto ‘personaggio dell’anno’, ma il direttore del magazine ha preferito premiare Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook. Un clamore impensabile per Wikileaks, in una fase così delicata per gli Usa. Ma sicuramente Assange potrà sorriderne.

Emanuele Ballacci