Simona Ventura: “Corona è il male”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:39

Simona Ventura è soltanto una delle molte persone che non possono soffrire Fabrizio Corona. Anche questa volta, citando Corona, si parla di aule di tribunale. La questione è legata a una presunta diffamazione che la Ventura ha subito da parte di Corona. La show girl ha attaccato duramente l’ex fotografo dei vip nell’aula del processo in cui viene accusato.

Personaggi come lui fanno credere che questo sia un ambiente tutto di questo tipo, quando invece è fatto di grandi professionisti. Per cui sentirmi ricattare da Corona, che fa credere che io abbia una sorta di seconda vita, mi offende come professionista e in più mi colpisce come donna e come mamma” ha dichiarato la Ventura”.

La conduttrice si è costituita parte civile davanti al giudice della settima sezione penale del Tribunale di Milano riferendosi alla famosa lettera aperta firmata da Corona il 26 agosto 2009 sul periodico ‘Chi’ ritenuta da Simona ‘subdola e minacciosa’. La pubblicazione avveniva dopo circa due settimane dalla lite tra i due a Porto Cervo, della quale ci siamo già occupati.

Corona scriveva: “Quanti pranzi e quante cene abbiamo condiviso in dodici anni di frequentazione che entrambi abbiamo avuto con Lele mora. Potrei scrivere un libro sulla ‘Simona segreta’ e tu lo sai bene, molto bene. Anche Lele potrebbe farlo”.

Simona Ventura è rappresentata dall’avvocato Davide Steccanella secondo cui la frase sarebbe subdola, offerta all’ignaro lettore che può pensare qualsiasi cosa su una professionista che cerca di fare del suo meglio nel lavoro.

La showgirl ha raccontato la sua verità: “Avrei potuto querelare Corona tante volte, ma non l’ho fatto per non rispondere a provocazioni continue. Io non sono mai voluta cadere al suo livello, siamo frutti completamente diversi di un albero – ha detto – tra me e Corona c’è sempre stata una guerra sotterranea in cui lui mi faceva seguire dai suoi paparazzi ed io ovviamente non davo corda a quest’attacco. Ci sono stati due anni e mezzo di grandissima battaglia, poi lui mi chiese una conciliazione ma io gli dissi che era troppo tardi”.

Cosmo de La Fuente