E i poliziotti protestano ad Arcore

Riduzione del personale, aumento del carico di lavoro e blocchi irremovibili ai salari. Il 2011 che sta per entrare non promette nulla di buono alle forze di polizia, che stamattina hanno deciso di raggiungere i cancelli  della residenza del presidente del Consiglio ad Arcore per dare sfogo al loro malcontento. Insieme a loro anche una rappresentanza della polizia penitenziaria, dei vigili del fuoco e delle guardie forestali.

“Se non si mette mano alla finanziaria con norme specifiche – ha spiegato Claudio Giardullo del Silp – la nostra operatività sarà compromessa e non potremo più garantire la sicurezza dei cittadini”. Un allarme che le sigle sindacali lanciano ormai da tempo, denunciando la mancanza degli strumenti fondamentali per svolgere serenamente il proprio lavoro, ma che la politica pare non abbia ancora raccolto. Alcuni manifestanti hanno indossato la maschera del Cavaliere per rendere più “scherzosa” la loro protesta, ma anche per dare un volto a una proposta interlocutoria che finora non è stata soddisfatta.

La notizia della manifestazione ad Arcore ha spinto il presidente del Consiglio a lanciarsi in una promessa: a breve potrebbe incontrare una delegazione delle forze dell’ordine a Roma per tentare di avviare la difficile trattativa. “Confidiamo nell’impegno del premier – ha commentato un sindacalista – visto che i suoi ministri non ci hanno risposto. Oltre a rincorrere i delinquenti – ha scherzato – dobbiamo rincorrere anche i ministri“.

E interpellati da “Il Fatto Quotidiano” sulle misure di sicurezza proposte dai politici all’indomani degli scontri che il 14 dicembre hanno devastato alcune zone della Capitale, i manifestanti hanno fornito pareri univoci. “La politica si deve rendere conto che il momento è molto delicato – ha spiegato Roberto Traverso del Silp – e va gestito con calma e ha l’obbligo di parlare alla testa della gente, non alla pancia. Non vogliamo diventare l’obiettivo dei manifestanti più facinorosi solo perché alcuni politici soffiano sul fuoco – ha aggiunto – Noi prima che poliziotti siamo cittadini che vivono gli stessi disagi di chi manifesta e per giunta siamo costretti ad andare in piazza contro queste persone”.

“Cosa c’entrano il Daspo e gli arresti preventivi invocati da Gasparri? – hanno concluso i poliziotti “in rivolta” – Manifestare è un diritto. Poi se noi scopriamo che qualcuno si è macchiato di qualche reato lo perseguiamo. Punto”.

Maria Saporito