F1, pagelle: il crollo emotivo di Massa

La stagione 2010 è stata emozionante e ricca di spunti non solo grazie ai piloti capaci di prestazioni di assoluto rilievo, ma anche di quelli che hanno deluso le aspettative e non sono riusciti a conquistare gli obbiettivi prefissati. Tra questi vi è sicuramente Felipe Massa, convinto di potersi giocare il mondiale e pian piano ridimensionato dagli avversari e soprattuto dal compagno di squadra. Un brutto periodo che ha gettato pesanti ombre sul suo futuro e sopratutto sul rapporto con la Ferrari, mai stato così teso e freddo.

Ricerca della messa a punto

La ricerca del perfetto set-up non è mai stato il punto di forza di Felipe. Come molti altri suoi colleghi possiede una incredibilità sensibilità di guida e focalizza quasi subito dove risiede il problema, ma per quanto lui e i meccanici si sforzino, la soluzione non arriva mai. Per tutta la stagione ha dovuto “lottare” con uno scarso feeling all’anteriore. Ripetuti cambi di assetto, rigidezza delle sospensione, della distribuzione dei pesi. Nulla che sia riuscito.  Una estenuante ricerca che alla fine si è interrotta quando Alonso ha guadagnato lo status di prima guida. Se prima infatti vi era molta più attenzione e lavoro, nel finale si è preferito concentrarsi solamente sullo spagnolo e Massa ha dovuto interpretare il ruolo del fido gregario, senza così aver più la possibilità di risolvere i problemi sulla sua monoposto. In Ferrari vi è un rigido rispetto delle gerarchie. Chi è davanti comanda, il secondo aiuta. Come squadra la rossa di Maranello si merita un 7, professionale ed efficace come sempre, ma pesa (e anche molto) l’eccessivo gap prestazionale con la Red Bull e l’errore strategico fatto proprio all’ultima gara.

Comportamento in qualifica

Senza una macchina completamente perfetta, Massa non riesce ad esprimersi ai massimi livelli. Nel 2008, quando la vettura rispondeva fedele ai suoi comandi e desideri, allora diveniva uno dei più veloci e forti piloti del circus, capace di bellissime Pole Position e vittorie. Fatto che purtroppo quest’anno non è mia avvenuto. Solo nelle primissime gare si è rivisto il Felipe veloce e perfetto, mentre per tutto il resto dell’anno i problemi non sono più finiti. Qualifiche deludenti, sempre dietro ai principali rivali e mai veramente in grado di aiutare il compagno di squadra. Solo in qualche appuntamento la prestazione poteva ritenersi sufficiente, ma poi non si è mai concretizzato in gara. Un vero peccato perchè come doti velocistiche Massa non è secondo a nessuno e proprio la prestazione sul giro singolo era uno dei suoi punti di forza.

Comportamento in gara

Dopo i due promettenti podi nelle prime due gare, il resto è stato tutto in salita. Se la griglia lo vedeva arretrato, il massimo conquistabile era qualche punto iridato, se invece la posizione era buona, allora si portava semplicemente a casa il risultato. Una condotta non negativa certo, ma quello che pesa è la mancanza di guizzo ed energia. La voglia e rabbia di lottare, il desiderio di primeggiare. Fattori importanti per poter essere pienamente competivi. Inutile negare che qualcosa in lui è profondamente cambiato dopo il Gp della Germania, con il contestato ordine di scuderia. Da quell’avvenimento e come se Massa non avesse più trovato gli stimoli per continuare a correre e combattere in pista. Forse tradito da quelle persone che un tempo considerava la sua famiglia. Alla Ferrari è mancato il secondo pilota, e la posizione rimediata nella classifica costruttori ne è la prova più lampante.

Pressione psicologica

Ecco il punto forse più cruciale ed importante. L’arrivo di Alonso ha portato vari cambiamenti all’interno del box. Rispetto a Raikkonen, lo spagnolo è meno arrendevole e sopratutto cerca il contatto diretto con gli uomini del box. Felipe ha sofferto molto il suo arrivo, non riuscendo a rispondere adeguatamente e a difendersi dalla figura opprimente di Fernando, perdendo lentamente sempre più influenza ed importanza. L’ordine di scuderia e quindi il relativo ruolo di secondo pilota hanno dato il colpo finale. Il suo animo si è abbattuto, la voglia di riprendere ciò che gli era stato tolto scomparsa, l’armonia con il box definitivamente compromessa. E mentre Alonso combatteva per il titolo, il brasiliano deludeva e i risultati non sono mai arrivati. Una eccessiva fragilità psichica che ha segnato negativamente l’intero 2010.

VOTO

Pilota veloce, ma acerbo per quanto riguarda la gestione emozionale. Forse è proprio per questo motivo che gli appassionati lo reputano di livello leggermente inferiore rispetto a piloti tipo Hamilton, Vettel e Alonso. Inutile nascondere la delusione, il suo 2010 è stato pessimo. Non solo non è tornato il pilota forte e preciso delle stagioni 2008-2009, ma non è riuscito neppure a proteggere le spalle a Fernando e a guadagnare punti vitali per il campionato costruttori. Vi è ancora il 2011 per riparare e chiudere definitivamente questo periodo davvero nero della sua carriera, però il voto è un 4. Una valutazione che tiene conto sia dei scarsi risultati in gara, sia del clima che ha creato all’interno del box dopo essere stato relegato al ruolo di seconda guida. Malumore, delusione ed assoluta mancanza di grinta, un pilota stanco e lontano dal clima accesso di Maranello. Vedremo se l’anno prossimo ritornerà quel pilota capace di far sognare i tifosi, altrimenti l’unica soluzione sarà quella di cambiare aria. Per il bene sia suo che della Ferrari.

Riccardo Cangini