Vendola-Pd: la guerra esplode da Fazio. Come un anno fa

Un anno fa qualcuno dichiarava: “L’Udc sta all’opposizione come noi e in Parlamento votiamo insieme quasi sempre. Ritengo che le forze politiche che si trovano dalla stessa parte della battaglia parlamentare debbano poi collaborare anche nel Paese.” E ancora: “Nichi lo conosco fin da piccolo; già da allora era un simpatico discolo che, però, faceva capricci fin dall’età di 15 anni”.

Ieri quel qualcuno tornava a pontificare: “Rischiamo di discutere di alleanze e di procedure in un dibattito che allude soltanto all’ambizione legittima della leadership. Questo è il male della politica italiana. C’è un’ossessione della leadership carismatica.

Stessa persona (Massimo D’Alema), stessa poltrona (quella di Che tempo che fa di Fazio). Stesso pretesto: le primarie. Il quadro non è cambiato e, per averlo chiaro, basta tornare indietro al 23 gennaio, quando Nichi Vendola stravinse le primarie in Puglia. La sera prima della sfida tra il Governatore pugliese e il democratico Francesco Boccia, l’ex premier parlò da Fazio per 20 minuti, cogliendo l’ultima occasione per un appello elettorale in favore del suo protetto. L’obiettivo era chiaro: sconfiggere Vendola per inaugurare in Puglia il laboratorio delle alleanze al centro.

Un anno dopo, ascoltare Massimo D’Alema seduto su quella stessa poltrona televisiva regala l’immagine di un ostinato ed epilettico esorcismo. Un rito che stavolta si ripete per allontanare lo spettro di un Nichi Vendola che, come leader, incalza sempre di più il Partito Democratico, e che si appresta a chiedere il conto al centro sinistra. Lo farà dopo aver terminato il suo giro in lungo e in largo per l’Italia. Un giro nel quale il sogno vecchio di 10 anni di realizzare una Puglia migliore si è trasformato in desiderio di poter raccontare al mondo un’altra Italia. Un’Italia migliore.

E’ cambiato il sostantivo ma gli effetti che il leader di Sel scatena nella sinistra democratica non cambiano. “Per vincere – polemizza Enrico Lettaabbiamo bisogno di un nuovo Prodi, non di un nuovo Bertinotti ”. Parole che sintetizzano (e tradiscono) la vera paura del Pd di oggi: perdere le primarie. Già, perché in fondo Vendola non pretende l’immediato battesimo a candidato per le prossime elezioni. Chiede soltanto che la nomina del prossimo leader passi per una consultazione popolare. Mutuando le parole del vicesegretario democratico, il Pd ha paura di porre ai suoi elettori un semplice quesito: volete un nuovo Prodi o un nuovo Bertinotti?

Un anno fa, mentre D’Alema sedeva sulla poltrona da Fazio, Gallipoli (città leccese, suo feudo elettorale) preparava il plebiscito del giorno dopo per il governatore pugliese. Un anno fa il Pd cercava ostinatamente l’alleanza con Casini. Oggi punta ad unirsi con Udc, Fli, Api ed Mpa. Vendola, invece, non cambia: si facciano le primarie. Forse, per la storia della sinistra, in vista delle prossime elezioni varrà il detto “chi la dura la vince.”

Cristiano Marti