Bearzot, da Lippi a Rossi il pianto per un uomo giusto

La morte di Enzo Bearzot ha colpito tutta l’Italia del calcio ma non solo. Subito si sono susseguite numerose dichiarazioni da parte di chi ha avuto l’onore di lavorare e giocare, perchè il calcio è un gioco dopotutto, col ct del Mundial 1982: da Marcello Lippi, che in un certo modo ha bissato l’impresa di successo e insuccesso del friuliano, a Dino Zoff, che fu grande capitano dell’impresa spagnola, tutti si sono prostrati alla caduta di un maestro del calcio.

«C’è un dolore profondo per la perdita di una persona straordinaria, di onestà cristallina, di grande coraggio: un uomo giusto, il resto fa parte della cronaca» ha detto a caldo Dino Zoff, che ricordiamo fu il capitano e portiere indiscusso della nazionale che vinse il Mondiale in Spagna nel 1982. Zoff lo ricordiamo anche per la famosa partita a scopone che si tenne sull’aereo che riportava i campioni in patria: un simbolo di grande compattezza di quel gruppo, di grande carattere e grande voglia di vincere.

«Oggi è una giornata tristissima, con lui se ne va sicuramente il più grande: per me era come un padre e mi ha sempre trattato come un figlio»
dichiara Paolo Rossi a SkySport 24. Rossi, che in quegli anni giocava nella Juventus, e aveva subito la perdita dell’Europeo 1980 per squalifica, grazie a Bearzot trovò un successo impareggiabile: in Spagna venne rinominato Pablito e nessuno se lo dimenticò più.

«È scomparso un maestro di vita: noi tutti e il calcio mondiale piangiamo la scomparsa di un grande uomo, è un giorno triste», queste sono le parole di Cesare Maldini che fu vice di Bearzot nella spedizione mondiale. Dopo quell’esperienza accanto al compianto Vecjo, Maldini divenne allenatore dell’Under 21 con la quale vinse tre Europei consecutivi.

Infine, le parole di Bruno Conti, altro giocatore che militava nella nazionale dell’82: «A parte il grande tecnico, era un grandissimo uomo, con grandi valori: come lui se ne trovano pochi oggi». Ma sicuramente le parole più significative, anche perchè non rilasciate per compiangere ma per elogiare un grande uomo, furono quelle di Gaetano Scirea, che nel 1989 alla Gazzetta dello Sport, dichiarò: “Ho «rubato» qualcosa a ciascuno dei tecnici che ho avuto. Da Parola la capacità di responsabilizzare i giovani, da Trapattoni la capacità di tenere unito lo spogliatoio, da Marchesi la serenità. E da Bearzot quella straordinaria umanità che è la base di ogni successo.

Mario Petillo