Caos al Senato su riforma Gelmini, fermo l’esame del ddl

Panico al Senato durante il voto sugli emendamenti al ddl Gelmini: alla fine è Schifani a decidere di far ripetere ai senatori le votazioni sugli emendamenti dal 6.21 al 6.32, annullando il precedente risultato del voto per alzata di mano effettuato con la presidente di turno Rosi Mauro durante il quale era stato approvato un emendamento del Pd. Tutto da rifare, dunque. E voto definitivo previsto per mercoledì.

Ma è la figura della leghista Rosi Mauro ad aver acceso la bagarre, e causato lo slittamento. La senatrice, presidente di turno, dopo un intervento del senatore Pancho Pardi ha cercato di accelerare l’esame e il voto sulle modifiche al testo presentate dall’opposizione facendo votare a raffica, per alzata di mano, gli emendamenti: “Chi è favorevole, chi è contrario, approvato, respinto…”, è la formula usata dalla leghista, che velocizza le procedure a propria insindacabile discrezione.

Dopo alcuni minuti di proteste, però, Rosi Mauro sospende la seduta, dopodiché il presidente Schifani è costretto a convocare i capigruppo poiché non era più chiaro quali emendamenti fossero stati approvati e quali no. I capigruppo di maggioranza e opposizione si sono dunque riuniti nell’ufficio del presidente del Senato, dopo il duro scontro procedurale in aula a palazzo Madama, che ha portato alla sospensione dei lavori sul ddl Gelmini.

Già, perché la vice-presidente del Senato, durante la seduta in corso, che sono stati approvati tre emendamenti all’articolo 6 del disegno di legge Gelmini. Rendendo necessario il ritorno della legge alla Camera, per una nuova lettura. Sfumata, in altre parole, la possibile approvazione prevista entro domani al Senato, “e tutto questo per l’incapacita’ della presidente Mauro nel sapere gestire le proteste del Partito Democratico che l’hanno evidentemente mandata nel pallone e le hanno fatto dimenticare anche le basi piu’ elementari delle regole parlamentari per approvare le leggi”, rincara la dose Ignazio Marino, Pd.