Marra, la Arcuri e lo spot più deriso della Rete

Secondo me per questa pubblicità si è ispirata a Guzzanti/Vulvia!“; “Il regista è Dario Argento, dite la verità”?. Oppure: “Bruttezza voluta? Posso capirlo per lo spot, ma copertina e faccia dell’autore mi fanno pensare a pessimo? gusto ed ego spropositato“. Questi sono solo alcuni dei mille e più commenti su Youtube allo spot promozionale (che vede protagonista Manuela Arcuri) de Il labirinto femminile, il nuovo libro di Alfonso Luigi Marra. Un video che sta impazzando nella Rete alla velocità dei più popolari spot virali. Con l’unica differenza che questo – molto probabilmente – non è uno spot virale.

Il concept pubblicitario di per sé è piuttosto semplice: una musica di sottofondo e la Arcuri in primo piano, affiancata dalla copertina del libro, che ne presenta la trama in trenta secondi. E allora perché tanto casino? Semplice: perché la combinazione di questi tre elementi è un risultato di rara bruttezza e disomogeneità. La Arcuri si impappina recitando, a mo’ di pezzo di ghiaccio, frasi memorabili ed epiche come “Un’opera per liberare la coppia e la società dallo strategismo sentimentale che le tormenta”, o proclama da telepromozione di pentole come “È bellissimo. Chiedilo in edicola e in libreria”. La musica di sottofondo è un surrogato del gobliniano tema di Profondo Rosso, che nulla ha a che fare con il tema trattato. E poi la copertina del libro, semplicemente grottesca, con l’effigie di Marra che campeggia su un labirinto rosa su fondo nero.

“Qui ci troviamo di fronte a un piccolo diamante di coatteria, così brutto da sfiorare il sublime”, è stato l’impietoso commento di Aldo Grasso sulle pagine del Corriere. “Ci troviamo di fronte a un capolavoro assoluto e impossibile di bellezza e inespressività – ha aggiunto Grasso – un esempio involontario di kitsch, di camp e di trash, un brutto non intenzionale ma che poggia sul candore con cui è stato messo in opera l’artificio (sta poi alla malizia di ognuno capovolgerlo nel suo opposto)”.

Marra intanto è accorso in difesa dello spot: “A coloro che, in questa cultura degli orifizi e delle strullate, si sperticano a definire lo spot di Arcuri il più brutto possibile, si può solo rispondere che la gelosia è il più umano dei sentimenti“. Curioso che la critica alla “cultura degli orifizi” arrivi proprio da questo avvocato e aspirante scrittore, che ha al suo attivo un’esperienza da parlamentare con Forza Italia. Intanto in rete, insieme al video, spopola il quesito: la bruttezza di questo spot è non intenzionale – come sostiene Grasso – o è ricercata, allo scopo di ottenere un effetto virale – come quello che sta in effetti ottenendo – e aumentare le vendite del libro? Difficile a dirsi, ma una cosa è certa: se non esiste il Bello assoluto, questo spot fa sospettare dell’esistenza del suo opposto.

Roberto Del Bove