Mgm: salvi dalla bancarotta, si pensa al nuovo James Bond


I cinefili più accaniti potranno dormire sonni tranquilli: la Metro-Goldwin-Mayer è salva dalla bancarotta.

Lo studio di produzione cinematografica più famoso al mondo (quello del leone ruggente, per intenderci), ha attraversato un periodo finanziario pessimo ed erano in pochi a scommettere che la situazione tornasse alla normalità.

Eppure, grazie tanto olio di gomito e, soprattutto, ai 500 milioni di dollari in finanziamenti giunti dalla JP Morgan Chase & Co, per la produzione di nuovi film e show televisivi, la Mgm tornerà a far sognare.

Già si parla di un nuovo James Bond: lo stesso Daniel Craig, ultimo e amatissimo protagonista della saga, non osava interpellare il 23/mo capitolo, in quanto già ai tempi di Quantum of Solace (2008), si parlava di budget ridotti e chiusura.

Arte per il bene dell’arte, gridava lo slogan che inaugurò lo studio nel lontano 1924, e da allora sono poche le pellicole non introdotte dal ruggito del leone, figura quanto mai iconica.

Gli ex fondatori di Spyglass Entertainment, Gary Barber e Roger Birnbaum, guidano il nuovo assetto di Mgm, che conta 320 impiegati (numero misero rispetto agli inizi, ma bisogna ottimizzare).

In una nota si legge: ”La casa di produzione emerge da uno dei periodi più difficili della sua storia e siamo onorati di avere l’opportunità di guidare uno degli Studio più famosi di Hollywood verso una nuova generazione di film indimenticabili, di produzioni e distribuzioni televisive globali, perseguendo una nuova piattaforma di sviluppo dell’intrattenimento digitale. Ad iniziare da oggi, la Mgm e’ una azienda più forte, più competitiva, con una base finanziaria solida e un radioso futuro”.

I nomi di possibili film in cantiere sono già stati annunciati, ma senza fonti ufficiali. Beninformati parlano di una prima pellicola che potrebbe vedere la luce nel 2012, ovvero The Hobbit di J.R.R. Tolkien, in collaborazione con Warner Bros.

Ma l’attesa più grande resta, ovviamente, per il mitico James Bond, al suo 23/mo capitolo.

Carmine Della Pia