Sarah Scazzi: papà e fratello interrogati nuovamente


Proseguono le indagini per il caso di Sarah Scazzi, mentre Michele Misseri e Sabrina, rispettivamente zio e cugina della ragazzina morta lo scorso 26 agosto, sono in carcere con l’accusa di omicidio.

Sono stati interrogati ieri Giacomo e Claudio Scazzi, papà e fratello di Sarah, in quanto persone informate sui fatti.

Lo zio Michele, che in fase di incidente probatorio aveva accusato sua figlia Sabrina dell’omicidio, è stato trasferito: non più in isolamento presso l’ala superiore alla farmacia del carcere, bensì al di sotto, presso un’area occupata da diciannove detenuti che potranno vederlo e parlargli dalle proprie celle.

Il colloquio dei familiari di Sarah era incentrato soprattutto su tutto ciò che accadde lo scorso 26 agosto.

Giacomo, il padre, era impegnato a sbrigare lavori di casa, ed ha ribadito che sua figlia uscì per l’ultima volta dalla porta della sua abitazione intorno alle 14.

Il fratello Claudio, con cui la vittima aveva uno splendido rapporto, è stato interrogato proprio sui legami che intercorrevano in famiglia e in comitiva. Il giovane non era ad Avetrana, in quei giorni, bensì a Milano, dove vive e lavora. Quando si trovava in vacanza, era solito unirsi alla comitiva, formata da Sabrina Misseri, sua cugina, Ivano Russo, presunto amore conteso, e la stessa Sarah, che ultimamente avrebbe stretto un rapporto sempre più intimo con il pasticciere di cui la cugina maggiore era innamorata.

Questi ultimi aspetti sono, da un lato, alla base dell’omicidio, secondo piste investigative, dall’altro semplici indiscrezioni cui anche Sabrina cercava di non dare troppo peso, anche prima di essere arrestata.

Un normale rapporto di amicizia”, ha spiegato Claudio Scazzi agli inquirenti, anche se dai diari della vittima si evincerebbe un legame molto più forte con Ivano. I due, fino a qualche giorno prima del giorno dell’omicidio, erano soliti mandarsi messaggi al cellulare fino a notte fonda. In merito ai contenuti, il pasticciere avrebbe riferito che il destinatario di quegli sms era, in realtà, proprio Claudio.

Carmine Della Pia