Di Pietro: “Bersani decida, con noi o con i neodemocristiani”

C’è uno scollamento enorme del gruppo dirigente del Pd con la sua base. Io giro l’Italia ogni giorno, me ne rendo conto sempre di più. Credo che non dobbiamo farci ingannare dalla propaganda. Siamo già al dopo-Berlusconi. Il governo è più pericoloso perché è al capolinea. Altro che destra! Ormai l’unico modello del governo è l’autoritarismo fascista, con qualche innesto di cultura piduista. Non vedo l’ora di mettere da parte il Di Pietro d’opposizione per tornare a quello di governo, quello che costruisce. Ma nel frattempo non abbasso la guardia. Non posso”.

E’ l’analisi che il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, dà della situazione politica nazionale in una intervista pubblicata su ‘Il Fatto Quotidiano’. La pressione sul Pd, a detta dell’ex pm, è più che mai necessaria, visti i precedenti.


“Alle regionali del Lazio – ricorda Di Pietro – siamo rimasti imbambolati fino all’ultimo e abbiamo pagato un prezzo enorme. Perché non imparano? Parte dei loro dirigenti si culla nell’illusione di scaricare le ali radicali, per imbarcare i neodemocristiani. Questo produce disagio e angoscia negli elettori progressisti e anche moderati. Io e Vendola siamo l’ala social-riformista. Siamo i partiti più vicini alla società civile. Ma noi siamo liberaldemocratici, e infatti a novembre organizzeremo in Italia il congresso dell’Eldr”.
Quanto alla possibilità di vedere Pier Ferdinando Casini premier, soluzione verso cui spingerebbe lo stesso Massimo D’Alema, il numero uno dell’Idv tuona in maniera dura: “Provi a convincere i suoi elettori. Se lo scopo di tutto è togliere Berlusconi per mettere Casini siamo alla frutta. Il leader Udc con il Pd è come il marito che corre dietro all’amante della moglie. Anziché costruire quello che c’è sogna quello che non c’è. Io Bersani non lo capisco proprio – ammette Di Pietro – Il terzo polo per definizione è terzo. Gioca la sua partita. Deciderà sicuramente all’ultimo minuto utile dove stare. Per ora dice di non voler stare con noi… che senso ha corrergli dietro?”.


“Ogni volta che ci siamo parlati – continua l’ex pm – Bersani ha risposto sempre nello stesso modo: adesso vediamo. Adesso vediamo, vediamo, il problema del Pd è che non si vede mai. La data del 23 dicembre non l’ho mica decisa io! È stato Bersani, a indicarla, e lui adesso a posticipare ancora. E il risultato è che l’opposizione resta imbambolata”.

Al giornalista che gli chiede cosa ne pensi dell’idea di Letta di una possibile alleanza con il terzo polo che tagli fuori IdV e Sel, Di Pietro risponde con l’ironia: Se Letta vuole infilarsi nel terzo polo, non ha che da iscriversi all’Udc, così si risolve il problema. Ci tiene tanto? Si iscriva lì che fa meno danni. Sentendolo parlare mi rendo conto che vede un altro film e vive in un altro Paese, non in Italia. I primi a volere l’alleanza di centrosinistra sono i suoi elettori”.

“E’ sbagliato chiamarli centristi – spiega Di Pietro riferendosi ai componenti del cosiddetto ‘Terzo Polo’ – Io preferisco neodemocristiani. Io voglio vincere. È chiaro ai bambini che il terzo polo più è ‘terzo’, più prende voti a destra. Invece, se si schiera a sinistra… perde voti a destra, è evidente. È accaduto in Puglia, può accadere anche a livello nazionale”.

Raffaele Emiliano