F1, pagelle: la maturità di Rosberg

A fine 2009 era il pilota più felice e sereno del circus. Lasciava la Williams per andare nel team campione del mondo costruttori supportato dal colosso Mercedes, un importante cambiamento che lo portava ad essere finalmente un Top Driver. Prima guida di una delle squadre più forti ed importanti della Formula uno, con Nick Heidfeld compagno di squadra e fido scudiero. Perfetta situazione, un sogno che si avvera, rovinato tutto dall’improvviso ed inaspettato arrivo di Michael Schumacher. In un colpo solo Rosberg aveva perso il suo status, la sua importanza, e per riaverla indietro avrebbe dovuto combattere e sconfiggere il pilota più titolato della storia. E c’è riuscito.

Ricerca della messa a punto

Ad ogni appuntamento del mondiale, Nico Rosberg si presentava concentrato e sicuro delle propria abilità. Non ha mai gettato la spugna e ha affrontato le difficoltà a viso aperto. Già dalle prove libere i primi problemi venivano a galla, con una monoposto lenta e poco maneggevole. Insieme al team ha cercato tutte le soluzioni possibili, ma vi erano due elementi che hanno non poco complicato il suo lavoro. Il primo è che la monoposto della Mercedes era nata sbagliata. Poco efficenza aerodinamica e distribuzione dei pesi sballata. Fattori che hanno reso inutili i vari cambi di assetto e sviluppo durante la stagione. Quando un progetto non è competitivo è quasi impossibile riparare. Secondo era che la squadra ed i tecnici non davano mai molta importanza alle sue parole e pareri. Schumacher era quello che chiedeva e riceveva, Rosberg invece doveva accontentarsi e girare con il materiale a disposizione. Eppure è sempre risultato il più veloce e agguerrito. Una capacità straordinaria di adattamento ad ogni condizione, riuscendo ad essere competitivo nonostante una vettura tutt’altro che perfetta.

Comportamento in qualifica

Stesso discorso valeva anche il sabato. Se non fosse stato per lui la Mercedes non sarebbe riuscita ad entrare così tante volte nella Top Ten. E’ stato lui a salvare la situazione il più delle volte, mettendo classe e velocità al momento giusto e nei punti giusti. Addirittura certe volte riusciva a migliorare di quasi un secondo il suo tempo proprio nella Q3, conquistando anche una posizione in griglia avanzata e riuscendo a superare le più veloci Mclaren e Ferrari. Comportamento da vero campione, tanto veloce quanto maturo. Rosberg è stato bravo a sfruttare a pieno la sua abilità nel giro singolo, segnando crono che stupivano sia gli addetti ai lavori che gli stessi tecnici del suo team.

Comportamento in gara

Veloce in qualifica, solido in gara. Proprio nel momento più delicato dell’intero week-end motoristico mostrava una maturità completa ed assoluta. Questo è stato il vero segreto che ha radicalmente cambiato in meglio il suo rendimento. Rispetto agli anni passati, ora Rosberg è pienamente cosciente delle sua capacità e riesce a tenere un ritmo gara molto più veloce. Ross Brawn ha più volte riconosciuto al pilota la sua bravura nel gestire i pneumatici. Costanza di risultati senza mai andare in crisi con il consumo, dote rara che solo i migliori possiedono. Inoltre, nonostante una stagione lunga ben diciannove gare ha collezionato due ritiri, entrambi per problemi alla vettura, senza mai essere protagonista di incidenti ed evitando errori o manovre impossibili, salendo tre volte sul podio e portando preziosi punti sia nel campionato piloti che quello costruttori. Con una monoposto davvero veloce sarebbe certamente uno dei pretendenti al titolo.

Pressione psicologica

L’arrivo di Michael Scumacher nel box Mercedes ha creato un particolare situazione per Nico Rosberg. D’improvviso si è trovato nel ruolo di seconda guida, quasi condannato a divenire il fido scudiero del sette volte campione del mondo. Ma invece che arrendersi e subire psicologicamente l’ego del campione tedesco, ha iniziato una personale battaglia per conquistare spazio, importanza e valore. Voleva, doveva vincere questo confronto. Sapeva che se alla minima mossa falsa i vertici di Stoccarda e lo stesso Ross Brawn non avrebbero più tenuto conto delle sua condizione, perciò battere il proprio compagno di box era più che fondamentale. Ha tenuto duro, non si è arreso difronte alle oggettive difficoltà della monoposto e ha mostrato il suo valore, convincendo tutti che lui si trova in Mercedes per vincere ed essere uno dei protagonisti.

VOTO

Un 2010 particolare e importante per la sua carriera. Il suo valore ora è riconosciuto e l’appellativo Top Driver gli calza a pennello. Un posto tra i migliori del circus guadagnato con fatica e duro lavoro, e per questo assolutamente meritato. Il voto è un 7, non altissimo visto che non sono arrivati importanti vittorie o pole position, ma non certo però per colpa sua. Ha confermato le sue enormi potenzialità fatte vedere gli anni scorsi, aggiungendoci maturità agonistica e perfetta stabilità mentale. Il tempo per vincere qualcosa di importante e giocarsi anche un mondiale è finalmente giunto. Le caratteristiche personali vi sono tutte, bisogna solo sperare che dal 2011 nelle sue mani ci sia una vettura veloce e degna di esporre in bella vista il leggendario logo Mercedes.

Riccardo Cangini