Il Natale di Schifani in Afghanistan, con i soldati italiani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:40

Il presidente del Senato Renato Schifani si trova in queste ore su suolo Afghano, ad Herat. Come molti nel vecchio continente, sta passando le festività tradizionali di fine anno in modo desueto, ma più significativo della classica tavolata in famiglia. Le sue parole alle truppe suonano irreali, ma forse l’occasione natalizia ancora ci coinvolge nel credere a quel che vogliamo sognare per il futuro. “Non staremo in Afghanistan a vita”, è l’incoraggiamento dato da Schifani ai soldati italiani in Herat.

E continua sottolineando pericolosamente: “Se lo facessimo, sarebbe il fallimento della missione”. E su questo, si potrebbe dire che non ci sono dubbi: una ipotetica missione eterna, qualora sia possibile, non è sicuramente una azione di successo.

Ancora si rinfocola la speranza, ad ogni modo, ed ancora, in una maniera o nell’altra, si incoraggia all’andare avanti, armati di buone intenzioni. “L’obiettivo di questa missione – continua Schifani, spiegando il punto di vista e la piega che si cerca da sempre di dare alla situazione della presenza italiana in Afghanistan – è quello di rendere l’Afghanistan autonomo, indipendente e democratico. Questa è la nostra priorità”, ha aggiunto Schifani. Ed appena l’obiettivo sarà raggiunto, ce ne  potremo andare subito. Semplice, no?

Siamo fieri del nostro impegno internazionale. Io sono estremamente soddisfatto, ottimista e orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto qui. Abbiamo portato infrastrutture, know how, formazione, ed abbiamo contribuito a domare gli insorgenti. Per tutto questo abbiamo pagato un prezzo alto, ma ce la stiamo facendo. Anche per questo vengo qui a esprimervi l’orgoglio, l’affetto e la vicinanza del Paese: per dire grazie, e buon Natale a voi, che il Natale lo passate lontano dai vostri cari che, sono sicuro, sono con voi e di voi fieri. Come l’intero Paese”. Parole che salgono dritto agli animi, di sicuro. In un modo o nell’altro, comunque la si pensi su questo conflitto e sul suo prosieguo, il morale dei soldati italiani non deve essere dei più alti in questo periodo. Come magra consolazione, si può osservare che gli fa compagnia il morale dei connazionali restati in patria.

Sandra Korshenrich

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