Ministro Michela Brambilla: querela da 3 milioni di euro per Il Fatto


Il Ministro per il Turismo, Michela Brambilla, non ha gradito l’articolo di approfondimento, relativo alle presunte attività di partito svolte in Ministero, apparso su Il Fatto.

La notizia era stata poi riportata da più quotidiani, ma il dossier incriminato, dall’ironico titolo Ufficio di collocamento Brambilla, è finito nel mirino della querela e potrebbe costare al quotidiano ben 3 milioni di euro. Le accuse? Danno di immagine, ovviamente, e i proventi, in caso di vittoria, andranno spesi per “iniziative di valorizzazione e rilancio dell’immagine dell’Italia nel mondo”.

In una nota inviata, si legge: “Atteso il contenuto gravemente diffamatorio dello stesso, comunica di avere già dato mandato all’Avvocatura Generale dello Stato di esperire un’azione risarcitoria al fine di ottenere il ristoro dei danni prodotti all’immagine del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del Turismo e della Struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia“.

Sulla missione la Brambilla si sofferma particolarmente, spiegando la vera natura dietro alla quale, secondo i giornalisti, e la Corte dei Conti che ha aperto un’istruttoria al riguardo, si svolgerebbero le presunte attività di partito, ovvero la Struttura di Missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia.

“E’ stata istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con DPCM del 30 settembre 2008; la sua mission è costituita dal rilancio dell’immagine dell’Italia e dalla valorizzazione del turismo nel nostro Paese, anche attraverso la realizzazione di prodotti audio-visivi e multimediali, campagne di comunicazione istituzionale e pubblicazioni, in sinergia con il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo. Al vertice della predetta Struttura è stato preposto l’allora Direttore Generale dell’Agenzia Nazionale per il Turismo-Enit, cessato da tale carica all’atto dell’assunzione del nuovo incarico”.

Sulla denuncia, invece, si legge: “L’estrema callidità della condotta diffamatoria è comprovata dal fatto che l’articolo – sottolinea la nota del Ministero del Turismo – è stato nuovamente pubblicato il giorno 17.12.2010. Ciò giustifica l’elevata richiesta di risarcimento dei danni che il Ministro del Turismo ha dato mandato all’Organo Legale di avanzare a tutela dell’immagine dall’Amministrazione statale, quantificata in 3 milioni, che saranno devoluti ad iniziative di valorizzazione e rilancio dell’immagine dell’Italia nel mondo. A questo deve aggiungersi la richiesta che la sentenza di condanna venga trasmessa all’Ordine dei Giornalisti per l’avvio del procedimento di sospensione degli autori della diffamazione e del Direttore responsabile per un periodo non inferiore a tre mesi”.

Dalla direzione del quotidiano giunge una replica quasi entusiasta: “”Siamo lieti poter affrontare in giudizio la ministra. Inoltre, appena ricevuta la querela, la citazione e quant’altro, sarà nostra cura convocare i corrispondenti stranieri in Italia presso la sede della Stampa estera per illustrare al mondo da chi siamo governati”.

Carmine Della Pia