Newnotizie al concerto de Il Teatro degli Orrori: stage diving e pogo ricordando Majakovskij

Il Teatro degli Orrori all’Auditorium Flog di Firenze: una delle band più celebrate della scena italiana cosiddetta “alternativa” di questi anni ha chiuso con un bruciante concerto, lo scorso 16 dicembre, la sua stagione live. Si tratta, in realtà, di un “arrivederci” da parte del gruppo, che ha annunciato la fine dell’estenuante maratona di concerti in giro per tutta Italia allo scopo di dedicarsi al terzo album in studio.

Il pubblico accalcato da ogni parte nella piccola sala ha assistito ad un’esibizione incendiaria. Attingendo a piene mani, in una scaletta assai ricca, dai due dischi all’attivo (Dell’Impero delle Tenebre, 2007, e A Sangue Freddo, 2009), ottimamente accolti dalla critica italiana, la band ha scatenato sul palco una violentissima rappresentazione del male di vivere e dei disastri della nostra società.

Il Teatro degli Orrori è infatti un fronte d’assalto di cinque musicisti assolutamente padroni della scena, alcuni dei quali veterani della scena rock italiana: in particolare il leader e cantante Pierpaolo Capovilla e il batterista Francesco Valente, membri di una band storica, gli One Dimensional Man, attualmente in reunion. Assieme alle chitarre di Gionata Mirai e Nicola Manzan (quest’ultimo anche al violino) e al basso di Tommaso Mantelli, il gruppo, dal nome ispirato al commediografo Antonin Artaud, dà voce alla rabbia terribile e all’astio urticante verso le violenze dei potenti, la politica corrotta, l’indifferenza e la disperazione che travolgono le nostre vite, con un muro sonoro violentissimo, ispirato al noise-rock americano, con ritmi continuamente sconquassati, canzoni dalle strutture tormentate, chitarre in distorsione l’una contro l’altra, e tuttavia non poche raffinatezze armoniche e d’arrangiamento.

Ma nell’impasto musicale riveste un importante ruolo anche una ben precisa e non nascosta vocazione cantautoriale e allo stesso tempo teatrale; i testi del frontman Capovilla, vero e proprio attore, spettacolare sul palco (si è più volte gettato, come da usanza, in mezzo al pubblico), sono scritti in lingua italiana per una ben precisa scelta di campo. La sua è una battaglia che si compie con parole affilate, aliene allo schema del ritornello, ma comunque capaci di trasformarsi in inni trascinanti, e con registri che vanno dall’urlo liberatorio alla declamazione teatrale, dal canto allo spoken word, fino all’arringa alla folla. E’ stato così che il ricordo del poeta nigeriano Ken Saro-Wiwa, condannato a morte per il suo attivismo contro le multinazionali del petrolio, ha scatenato il pogo tra la folla; così il Teatro degli Orrori è stato in grado di imporre ad un invasato pubblico rock un reading del poeta futurista Majakovskij, durante il quale il cantante ha addirittura elogiato il silenzio, riuscendo a zittire la platea per un minuto, prima che chitarre serratissime tornassero a imperversare. Da ricordare inoltre, tra le tante, Padre Nostro, un impressionante crescendo che ha fatto prima intonare in coro agli spettatori, ma in tono dimesso, la preghiera cristiana per eccellenza, e si è trasformato poi in una durissima requisitoria contro il dolore del mondo: quasi una riproposizione straziante dell’eterno interrogativo per filosofi e teologi, “se c’è Dio, perché il male?”

Per quasi due ore un pubblico sconvolto si è trovato in tumulto, finché la quiete delle chitarre arpeggiate de La Canzone di Tom (amara riflessione sul suicidio, che si è trasformata comunque, sul finire, in un altro assalto sonico) e la malinconia disperata di Lezione di Musica hanno accompagnato la chiusura del concerto di una band memorabile, che ha coniugato un inaudito impatto fisico a uno spessore culturale rimarchevole.

Mattia Cavicchi

Le fotografie della serata, in esclusiva per Newnotizie, sono di Marco Calvelli.
La photogallery è accessibile cliccando appena sotto la foto in alto a sinistra.