Biocarburante: le innovazioni che porteranno le auto ad essere “pulite”

Fine 2010. Da anni si discute se utilizzare o no i biocarburanti, ossia derivati da piante vive e non come i combustibili fossili quali il petrolio, da piante morte milioni di anni fa. Al momento in Italia non sembrerebbe ci sia l’intenzione di iniziare ad usare questi prodotti e internazionalmente, anche se in alcune nazioni quali Brasile e USA già si usano, alcuni gruppi pensano che non sia conveniente e altri addirittura che se c’è la fame nel mondo non si dovrebbe coltivare per viaggiare ma per dar da mangiare alle persone.

Questi punti di vista potrebbero essere opinabili e ci sono molti fattori da tenere conto e molte innovazioni che potrebbero cambiare le cose.

In Brasile l‘etanolo ricavato dalla canna da zucchero è utilizzato come combustibile per le auto; in Europa però la canna da zucchero non cresce e quindi come fare senza doverla importare? Uno studio della durata di 5 anni e del costo dichiarato di 120 milioni di euro ha dato un alternativa. La multinazionale con sede in Italia M&G (Mossi e Ghisolfi) leader per la produzione di plastica per bottiglie (Pet), che nel 2004 ha acquisito la Chemtex specializzata in chimica per energie rinnovabili, ha investito in questo progetto. Ad affiancare la multinazionale in questo studio sono stati il Parco scientifico tecnologico di Rivalta Scrivia e l’onlus EnergEtica, il distretto agro energetico del Nord Ovest.

Il risultato: la canna comune che cresce ai bordi delle strade anche da noi, può subire un processo per cui si arriva ad ottenere etanolo, come per la cugina dei paesi caldi. Questa pianta ha nome scientifico “Arundo donax”.

Vedremo  prossimamente dettagli su questo esemplare del mondo botanico e parleremo non solo di aspetti tecnici della produzione ma anche dello stato dell’arte e delle possibilità che questa scoperta potrà dare all’ambiente di tutto il mondo.  Sull’utilizzo dei biocarburanti le varie compagnie petrolifere si dimostrano il più delle volte molto interessate, ma la loro attenzione viaggia di pari passo con lo scetticismo. Sarà quindi interessante scoprire se, quanto e come, i colossi energetici riveleranno un interesse verso la produzione di biocarburante da canna nostrana.

I.T.