F1, pagelle: il ritorno alla realtà di Schumacher

Uno degli ingredienti che ha reso la stagione 2010 di Formula uno davvero speciale e singolare è stato certamente anche il ritorno di Michael Schumacher. Dopo il ritiro datato nel 2006 e quell’ottavo titolo sfumato proprio all’ultima gara, il campione tedesco ha passato tre anni alla ricerca disperata di forti emozioni, per poi capire che solo una monoposto poteva farli tornare il sorriso sincero e la serenità interna. Ma la Ferrari non aveva più posti ed allora la firma è andata sul contratto della Mercedes, forte di avere tra le file dei suoi ingegneri proprio il caro amico Ross Brawn. Così è iniziata la sua seconda carriera, lontano dal rosso di Maranello e con il fermo l’obbiettivo di tornare sul tetto del mondo. Per ora però solo delusioni.

Ricerca nella messa a punto

Sfatiamo subito una leggenda. Schumacher è ancora in grado di guidare, ed è davvero bravo a farlo. Magari non è più il pilota veloce di un tempo, ma come sensibilità ed interpretazione dei tracciati non è secondo a nessuno. E proprio questa particolarità ha fatto capire immediatamente a Michael che i sogni iridati non potevano essere raggiunti già dal primo anno. Nei test invernali la sua vettura soffriva di eccessivi problemi e mal si sposava con il suo stile aggressivo. Difficoltà di inserimento nelle curve lente e risposta lenta nei cambi di direzione. Un progetto sbagliato che non permetteva in alcun modo di essere competitivi. Per quanto i tecnici si sforzassero, le lacune sono rimaste tali e il distacco con Red Bull, Mclaren e Ferrari è aumentato. La casa di Stoccarda è da 5. Un Top Team messo troppe volte in difficoltà da una Renault molto più povera e priva di sviluppo, innovazioni utili solo a portare confusione, malumore sia tra i meccanici, piloti e vertici del team. Il 2011 dovrà essere l’anno della rinascita, oppure il nuovo capitolo della Mercedes in F1 finirà davvero troppo presto.

Comportamento in qualifica

Il sabato è sempre stato il vero problema per Schumacher. A fatica riusciva ad entrare nella Top Ten, addirittura molte volte si ritrovava talmente arretrato in griglia da non poter in nessun modo lottare per la zona punti in gara. La copia mal riuscita di quel pilota che riusciva a compiere giri cronometrati fenomenali nonostante una monoposto palesemente in difficoltà oppure rifilava distacchi abissali negli anni migliori. Indifeso, sperduto, debole. Il suo nome sul display che lentamente scendeva, surclassato da quei piloti che lo amavano ed ammiravano in televisione. Una pessima figura, prestazione non soddisfacenti e sopratutto troppe volte scavalcato ed ammutolito dal compagno di squadra Rosberg. Il Michael versione 2010 dovrà necessariamente lavorare molto sul giro singolo, sopratutto in questa Formula uno ove è vitale partire davanti.

Comportamenti in gara

Macchina ribelle, qualifiche pessime, gara mediocre. Questo è il piccolo schema del 2010 di Schumacher. Fortunatamente infatti la domenica la situazione quasi sempre si raddrizzava con delle partenze davvero da fuoriclasse. Bisogna ammettere infatti che Michael più di una volta è riuscito a scattare dalla griglia molto più velocemente dei suoi giovani colleghi in pista, scalando posizioni senza mai essere protagonista di incidenti e contatti (a parte in Australia e ad Abu Dhabi). Il vero problema però era durante la gara. Il ritmo non è mai stato irresistibile e più di una volta si è dovuto difendere dagli attacchi dei più disparati piloti come Kubica, Hamilton, Button, Petrov ed addirittura Alguersuari.  Si notava immediatamente le difficoltà di guida e la mancanza di competitività della vettura numero 3. Clamoroso certe volte il distacco con Rosberg, protagonista invece di solide gare e anche di importanti podi. Gli appuntamenti ove è stato davvero veloce sono stati troppo pochi rispetto alle gare in campionato, come se quella famosa “ruggine” non si fosse mai definitivamente sciolta. Tre quarti posti come miglior risultato stagionale, un po’ poco per uno che detiene il record assoluto di vittorie sia totale che stagionale.

Pressione psicologica

Più gli anni passano più il corpo di indebolisce e i riflessi diminuiscono, mentre invece la mente si rafforza e la fiducia personale aumenta. Una carriera così lunga ed intensa come la sua gli ha permesso di creare una perfetta condizione psicologica, capace di resistere alla pressione mediatica e alle critiche feroci, senza mai perdere il sorriso e la serenità. Il mondo intero provava un piacere quasi diabolico nel veder Schumacher in crisi ed arretrato nelle posizioni, eppure lui non ha mai dato peso a tutto ciò, rimanendo concentrato sul suo lavoro e individuando sempre l’obbiettivo da raggiungere, con nel cassetto sempre lo stesso identico sogno. Michael mentalmente è ancora forte e con un mondiale da vincere saprebbe certamente come muoversi e quale scelte fare senza la benché minima esitazione. Ma per vincere un titolo occorre anche essere veloci in pista.

VOTO

Tre anni di tempo. E’ questo il tempo che Michael si è dato per vincere l’ottava stella da disegnare sopra il suo casco. Il primo è già andato e non ha riservato sconti o lussi neanche al più grande pilota di Formula uno (statisticamente parlando). Una monoposto non certo alla altezza di un Top Team, una condizione fisica non perfetta e mancanza di velocità, in gara ma sopratutto in qualifica. Il voto quindi è un 5, sotto la sufficienza visto la enorme fatica fatta per segnare punti decisamente mediocri non alla altezza della sua fama. L’anno prossimo dovrà necessariamente migliorare la prestazione complessiva, magari conquistando qualche podio e vittoria, così da cancellare definitivamente lo spettro della vecchiaia e dimostrare al mondo intero che con passione e forza d’animo tutto è davvero possibile. Sarebbe un bel traguardo personale e non, ma il lavoro da fare affinché questo avvenga è davvero tanto. Coraggio Schumi.

Riccardo Cangini