Facebook inaffidabile? Scomparsa di contenuti, e altri misteri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 3:12

Facebook è ancora per il momento, come si sa bene, il social network di maggior successo nel mondo, con tanto di film biografico sul fondatore (o cofondatore, come la polemica con il suo principale socio ha evidenziato) Mark Zuckenberg, il miliardario più giovane dell’universo conosciuto. Eppure, già si creano piattaforme alternative, si tenta di fuggire, persone fisiche ed associazioni si cautelano copiando ed archiviando privatamente i dati a cui tengono di più. Facebook non è più sicuro, secondo una miriade sempre più ampia dei maggiori esperti dell’argomento: gli utenti. Per questo in molti si cominciano già ad organizzare, ad accordare, ad informare: si migra dal più popolare social network. Questa è la nuova moda.

A volte alcune pagine vengono chiuse senza che offendano la morale pubblica, senza che abbiano danneggiato alcuno, senza aver violato la privacy do qualche persona o aver ricevuto denunce o segnalazioni. Motivi misteriosi. Difetti del sistema, momentanei crash, sono le spiegazioni solite, almeno al momento. Ma quando il problema si fa frequente e diffuso, diviene disagio. Ed anche la volontà e l’impegno di giovani informatici o di semplici utenti nel cercare di indagarne più a fondo le cause, no possono che essere del tutto legittimi.

In ogni caso, vittima recente dei misteri facebookiani è stata anche la pagina del Popolo Viola. Senza voler andare troppo oltre, ipotizzando capziosamente motivazioni politiche di cui non ci sono prove né estremi, va notato in ogni caso che il disagio è stato accolto con comprensibile disappunto dai più di quattromila iscritti. E non senza spaziare liberamente verso ogni ipotesi che l’arguzia può suggerire, comprese le più fantasiose.

A chi fosse portato a ritenere che avere una pagina Facebook sia solo un vezzo, basti pensare al fatto che proprio dal profilo del social network partì l’iniziativa che fu chiamata “No Berlusconi Day”, e che fece pervenire il 5 dicembre del 2009 migliaia di persone in piazza del Popolo a Roma. Per non parlare del recente diffusissimo sostegno alla lotta contro le cosiddette leggi bavaglio su giornalismo ed intercettazioni. Nel complesso, bisogna dire che l’uomo dei media, Berlusconi, su Facebook non vanta troppa popolarità: sono di gran lunga in maggior numero iniziative, opinioni, persone e personaggi che gli remano contro.

Ovvio che non siano state gradite più di tanto le circa due ore di black out di una delle pagine Facebook aperte, come stavamo dicendo, dal così chiamato Popolo Viola. Migliaia di persone che si incontrano grazie ad alcune affinità elettive, tra cui spicca sempre più l’avversione per l’attuale premier. Nessuna chiara spiegazione per la momentanea cancellazione della pagina, che all’inizio aveva fatto temere il peggio, con gran dispiacere degli amministratori che da anni la curavano gratuitamente e raccoglievano i commenti dei loro lettori.

Ma il fatto curioso stava, in quel caso, anche nella data “scelta” dal fato per oscurare incidentalmente la pagina: il 13 dicembre scorso, vigilia della votazione sulla sfiducia al Governo. “E’ un atto di censura gravissimo che qualifica Facebook come strumento dei regimi”, furono le parole del pronto comunicato diffuso da parte dei curatori, che hanno anche provveduto a farlo seguire da una petizione pubblica.

Come mai tante strane coincidenze, sembra che nessuno debba spiegarlo a nessuno. Tra proteste e sospetti, gli avvenimenti restano per ora a livello di indagini private ed opinioni dei singoli. Sembrano non essersi ancora sviluppate norme precise che disciplinino certe faccende relative a social network, forum e siti che contengono contenuti il cui contributo è collettivo, e dunque appartenente ideologicamente a più persone. Ma le leggi attualmente in vigore con tanta severità riguardano più che altro ciò che non deve esser pubblicato senza consenso degli interessati, anziché occuparsi qualche in qualche misura anche di quel che non dovrebbe essere arbitrariamente cancellato, ed eventualmente perso per sempre dagli interessati che non lo abbiano salvato sul proprio pc. Come se ci fosse un “dio Facebook” a dire: qui tutto è mio, anche ciò che tu scrivi è mio, e così come te lo lascio creare, te lo cancello quando voglio.

Si diffonde l’opinione, in effetti non del tutto priva di qualche fondamento, secondo cui possano avvenire in alcuni casi degli “atti d’imperio” da parte del sistema di Facebook. Chi governa davvero questo potere dilagante, questa mina vagante, capace di rintracciare e creare affinità tra le persone, a volte tra migliaia di persone (e vale la pena ricordare che, senza motivi apparenti, non è consentito dalla singola persona o azienda avere più di 5000 amici, numero a partire dal quale non gli possono più esser recapitate le ulteriori richieste: che si tema che il network possa provocare l’aggregazione eccessiva fra persone che potrebbero pensarla allo stesso modo?).

Di certo sappiamo che è stata chiusa tempo fa la famigerata pagina Anonymous, creata per sostenere il patron di Wikileaks. Secondo le ufficiali accuse, sembra sia stata creata da un gruppo di “sfacciati” quanto temerari hacker che oltretutto l’avrebbero davvero combinata “sporca” – geniale ma sporca: per contrastare le società Visa, Mastercard e Amazon, che avevano chiuso i conti che erano stati creati a sostegno di Julian Assange, avrebbero complottato per attaccare i siti web di tali multinazionali. Dalla parte di chi dovrebbe pendere l’ago della bilancia della Giustizia, se già gli indizi sono sempre avvolti nel mistero e nel segreto (che sia di Stato, internazionale, aziendale o privato – la nostra vita attuale è tempestata di segreti)? Guerra aperta, insomma. Senza armi, ma sempre più simile ad una guerra: di idee, pensieri, ideologie, interessi privati e pubblici. Ed al centro di tutto potrebbe esserci il potere aggregante (accompagnato da quello repressivo?) di Facebook.

Una sola cosa siamo in potere di fare, per ora: essendo, a quanto pare, ufficiale che l’abnorme situazione sia sfuggita di mano anche al “papà” di Facebook, e dato che di conseguenza al momento  “non sappiamo in mano a chi siamo”, ovvero chi gestisca davvero occultamente o meno i nostri poderosi materiali e la loro stessa esistenza, non ci resta, intanto, che imitare l’esempio dei più previdenti, e salvare per nostro conto le informazioni, i contenuti ed i messaggi cui teniamo di più, tra quelli collezionati su Facebook. Se domattina ci svegliassimo e nessun profilo del network esistesse più, le spiegazioni e le inchieste ufficiali saranno moltissime, ma la pagina che ci riproponevamo di rileggere meglio al risveglio, ormai sarà perduta nell’etere.

Sandra Korshenrich

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