Arrestato per stalking l’ex fidanzato di Hina, uccisa perchè troppo occidentale


È stato arrestato per stalking Giuseppe Tempini, ex fidanzato di Hina Saleem.

Quest’ultima, pachistana, fu protagonista di un caso di omicidio che suscitò sdegno e clamore tra l’opinione pubblica: nel 2006 fu uccisa dal padre e sepolta con la testa rivolta verso la Mecca perché viveva in stile “troppo occidentale”.

L’ex fidanzato, costituitosi parte civile al processo contro il padre di Hina, è stato arrestato per stalking ai danni della sua ex moglie, in seguito a vari episodio accaduti nel bresciano.

Già in passato era stato denunciato per lo stesso reato, stavolta si è presentato sotto il palazzo della vittima urlando e inveendo. La donna, barricatasi in casa, ha chiamato immediatamente i carabinieri, che per fermare l’uomo, aizzatosi ancora di più con il loro arrivo, hanno dovuto chiedere l’aiuto dei rinforzi.

Arrestato, sarà processato per direttissima.

La vicenda per cui si ricorda Tempini è legata a Hina, uccisa barbaramente nel 2006. Si è concluso, a tal proposito, il processo ai danni del padre, esecutore materiale dell’omicidio con la complicità di due dei suoi generi.

Fu Tempini stesso a denunciare la scomparsa della ragazza, ritrovata poi morta e sepolta.

La ventenne fu uccisa a coltellate, sgozzata e sepolta in giardino. Viveva secondo uno “stile troppo occidentale”, ovvero lavorava in pizzeria, indossava jeans aderenti, aveva un fidanzato italiano, proprio Giuseppe Tempini, appunto.

La Cassazione ha confermato la condanna: 30 anni al padre, al quale è stata riconosciuta l’aggravante di motivi abbietti.

Il caso suscitò un grande clamore e una vasta attenzione da parte dei media. La difesa del padre della ragazza, infatti, aveva anche parlato della eccessiva eco ricevuta con rammarico, affermando che avrebbe potuto influenzare la decisione dei giudici: “Le sentenze di primo e secondo grado sono state influenzate dal clamore mediatico. Quest’uomo è stato dipinto come un padre-padrone, ma non è così”, afferma l’avvocato Paola Savio, che si occupò anche della difesa di Annamaria Franzoni.

Carmine Della Pia