Il dito di Cattelan continua a irritare, la Giunta ci inciampa ancora

Il dito di Cattelan resterà a piazza Affari, meravigliosamente alzato a salutare la borsa milanese?
Non è dato saperlo perché il comune di Milano non ha preso ancora una decisione a riguardo.

Il 25 dicembre è un giorno piovoso a Milano: luci gialle, anche se siamo dietro a piazza del Duomo, e temperatura che resta sopra lo zero. Contro un cielo blu notte l’enorme dito medio di Cattelan svetta circondato da poche automobili, e, se a prima vista ridi divertito del gesto liberatorio vicino alla sede del mercato finanziario italiano, ti accorgi molto presto che il dito non guarda la Borsa: guarda te, e a ridere è il palazzo. Mentre te ne vai, poi, ti accorgi che l’ultima beffa di quel quadretto sono i senzatetto che si riparano sotto i portici, all’ombra del dito.

L.O.V.E, questo il titolo dell’opera di Cattelan, è beffardamente ignara che il 23 dicembre si sarebbe dovuto deliberare sulla sua permanenza nella piazza. Dopo la querelle di qualche mese fa sull’adeguatezza della collocazione, anche a seguito di lamentele da parte del mondo finanziario milanese, la Giunta avrebbe dovuto deliberare su una proroga di altri sei mesi, che avrebbe sospeso la decisione sull’acquisto o meno della scultura. Si sarebbe dovuto, appunto.

Per spostare l’opera in un’altra sede, come vuole chi è stato irritato dall’enorme dito, vi è come unica soluzione quella di comprarla: l’accordo con Cattelan è che Milano deve lasciare la statua davanti alla borsa se la vuole gratuitamente, dal momento che, dice l’artista, essa è nata per Piazza Affari. La Giunta, però, non solo non riesce a prendere una decisione a riguardo, ma si spacca anche sulla votazione della proroga. Un giro di telefonate per accertarsi della posizione degli assessori sul tema, e l’esito incerto del sondaggio sembrano essere le motivazione che hanno spinto il sindaco Letizia Moratti, invero molto accondiscendente sull’opera, a rimandare il tutto alla seduta straordinaria del 4 gennaio.

Metà Giunta risulta fortemente contraria alla sua attuale collocazione, foss’anche per altri sei mesi. E ancora maggiori opposizioni raccoglie l’ipotesi dell’acquisto dell’opera (Giampaolo Landi di Chiavenna: “l’opera è oscena”). Non poco imbarazzo, a quanto pare, ha creato il dito di Cattelan all’amministrazione di Milano, che, a differenza dell’impassibilità quasi borsistica della scultura, continua a rimanere impantanata nelle emozioni che suscita.

Giulia Antonini