Il ricatto di Marchionne, i sì di Berlusconi e PD

Pomigliano d’Arco, stabilimento Fiat, 22 giugno 2010.
4.642 lavoratori, pari al 95% dei dipendenti dell’azienda, partecipano al referendum con cui sono chiamati a ratificare l’accordo siglato dal Lingotto con Cisl e Uil.
La posta in palio è nota: se prevalgono i “sì”, come richiesto da Marchionne, Fiat è disponibile ad investire, sulla base di un accordo che cancella i diritti fondamentali e costituzionali dei lavoratori, per rilanciare lo stabilimento; in caso contrario la produzione sarà delocalizzata all’estero, e 5mila lavoratori finiranno in mobilità.
E’ il ricatto “lavoro o diritti” che la Fiom, sostenuta dalle forze politiche di sinistra, denuncia da giorni, da quando Film e Fim hanno sottoscritto con Fiat l’accordo.

A sera, al termine di una giornata che ha visto gli occhi dell’informazione e della politica puntati su Pomigliano, sono finalmente noti i risultati della consultazione: i “sì” sono stati 2.888 (63,4%), i “no” hanno raggiunto quota 1.673 (36%).
In catena di montaggio, fra gli operai dello stabilimento, i “no” hanno prevalso sui “sì”.

Tramonta il sogno di Marchionne di incamerare un “plebiscito” che legittimi la cancellazione dei diritti come “conditio sine qua non” per la permanenza di Fiat a Pomigliano.
Con un’inedita convergenza di opinioni, Governo e PD si affannano intanto a spiegare che l’accordo era inevitabile, per la vita dello stabilimento, e dettato esclusivamente dalle peculiarità della realtà di Pomigliano.
Non sussiste, dunque, il pericolo, sbandierato dai disfattisti della Fiom, che il “ricatto” sia esportato ovunque nel Paese, in ogni fabbrica.

Mirafiori, stabilimento Fiat, 23 dicembre 2010.
Fim, Uilm, Ugl e Fismic siglano con Fiat l’accordo per il futuro dell’azienda.
Nel 2012 nascerà la “newco Mirafiori”, esterna a Confindustria, dove non varrà il Contratto Nazionale del Lavoro e i lavoratori non avranno la possibilità di eleggere i propri rappresentati sindacali (RSU), che saranno nominati (RSA) dai sindacati favorevoli all’accordo, Fiom esclusa.

L’accordo, inoltre, regala agli operai turni all’occorrenza di 10 ore, primi giorni di malattia non retribuiti, 120 ore di straordinario all’anno (80 in più delle 40 attuali) e pause ridotte di dieci minuti.
I lavoratori, alla riapertura dello stabilimento, saranno chiamati, con il referendum, a ratificare l’accordo e le sue conseguenze o, votando “no”, a scegliere di perdere il miliardo di investimenti promesso da Marchionne e il posto di lavoro.
E’ il “ricatto 2”, targato Fiat Cisl e Uil e benedetto da Berlusconi e PD.

“L’intesa raggiunta dalla Fiat è qualcosa che conforta, è assolutamente innovativa. Quindi lo giudico un accordo storico e positivo. – ha commentato il premier – […] In Cina, India o nella Federazione russa la manodopera costa molto meno, da noi oltre 30 dollari l’ora. Là, invece, meno di un dollaro e i lavoratori fanno anche dodici ore e se c’è bisogno vanno in fabbrica anche il sabato e la domenica”.
“La firma dell’accordo su Mirafiori rappresenta un risultato molto importante per Torino. – ha confermato il segretario regionale del PD piemontese, Gianfranco Morgando – Il PD ha espresso un giudizio positivo sull’accordo“.

Mattia Nesti