Wikileaks, Nassiriya: militari italiani spararano contro ambulanza

Wikileaks ha svelato nuovi retroscena sull’inferno di Nassiriya. E una sentenza militare del 2007 conferma la validità dei documenti pubblicati sul sito di Assange. Il “mezzo di soccorso” colpito dal fuoco amico italiano era “davvero un’ambulanza dell’ospedale della città”. Nonostante le smentite dei due Lagunari accusati, Wikileaks ha finalmente portato a galla la verità sugli avvenimenti di Nassiriya dell’agosto 2004, che resteranno indelebili nella mente degli Italiani.

I fatti risalgono alla notte tra il 5 e il 6 agosto 2004: a Nassiriya ci furono numerosi scontri tra i miliziani del Mahdi e l’esercito italiano. Due Lagunari mitragliarono un’ambulanza uccidendo 4 persone fra cui una donna incinta. Sin da subito i due militari, Raffaele Allocca, che aveva sparato, e Fabio Stival, che diede l’ordine, dichiararono che si trattava di un furgone sospetto e potenzialmente pericoloso e che avevano sparato per legittima difesa, ovvero per rispondere al fuoco nemico. I dettagli della ricostruzione si leggono in due resoconti americani pubblicati sul sito del blogger australiano: “Alle ore 03.25 un automezzo che transitava sul ponte orientale di Nassiriya non si è fermato al checkpoint italiano e veniva conseguentemente ingaggiato con armi leggere. L’attacco produsse una grande esplosione, da cui si è valutato che il veicolo avesse dell’esplosivo a bordo”.

Niente di più falso. Infatti, la verità riportata da Wikileaks è ben diversa: il veicolo era un’ambulanza sulla quale viaggiavano una donna incinta, la madre, la sorella e il marito. Il mezzo di soccorso era inoltre facilmente riconoscibile poiché recava “gli usuali contrassegni e dispositivi luminosi”. I due militari furono inizialmente accusati di ‘spari contro ambulanza’, ma in seguito furono assolti poiché l’accusa fu riformulata in ‘concorso in omicidio’, non essendo stati, secondo il Gup, “gli unici a sparare”.

Nella sentenza del 2007, si legge a chiare lettere che “i militari italiani spararono su un’ambulanza, senza che vi fossero pericoli reali: morirono quattro persone”. Il mezzo di soccorso rappresentava “un pericolo insussistente” e arrivava da una parte del ponte da cui non si “sparava sugli italiani”.

Un episodio grigio che macchia il trascorso italiano in Iraq. Se, infatti, si trattava di una missione di pace, l’attenzione ai civili doveva essere massima. L’errore non può e non deve essere giustificato dal clima esasperato di quei giorni. Alla luce di questo avvenimento, perché non riconsiderare l’utilizzo dell’esercito italiano in zone di guerra?

Emanuele Ballacci