Chiude il Teatro Duse, quattrocento anni di opere (II parte)

(segue) …Il salvagente pubblico-privato, tanto voluto dal sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, si è risolto in nulla. Il 10 dicembre Arena del Sole e Nuova Scena Teatro Stabile di Bologna hanno emesso un comunicato sulla vicenda dove vengono spiegate le motivazioni del fallimento del progetto:

[…] La rinuncia a proseguire nel progetto di gestione congiunta del teatro Duse – progetto che le due strutture nel corso dell’estate hanno elaborato cogliendo la piena adesione della Regione Emilia Romagna e del Comune di Bologna – si deve alla constatazione che non si sono determinate le condizioni economiche necessarie per una gestione che avesse le caratteristiche di qualità artistica e gestionale da attribuire a un teatro con la tradizione del Duse. Si comprendono naturalmente le ragioni, dovute alle condizioni della finanza pubblica, che non hanno consentito di raggiungere le basi economiche preventivate: per una risposta del Ministero inferiore alla richiesta avanzata, per una onerosità dei costi presentati dalla proprietà, per le difficili condizioni finanziarie locali. I due enti si sarebbero esposti, già in partenza, a una perdita di circa 300.000 € oltre al rischio di impresa. Perdita, ovviamente, del tutto insostenibile, non volendo abbassare la qualità del progetto che si era prospettata. Queste, dunque, le ragioni che non hanno consentito di arrivare a una conclusione positiva del progetto, con il rischio di compromettere il percorso verso la realizzazione del Polo Regionale, ormai ritenuto indifferibile. […]

Lo “tsunami” dei tagli che qualcuno aveva sperato potesse portare ad una rivoluzione culturale «che premi qualità e merito piuttosto che la frequentazione di botteghe più o meno oscure» (Curia Bologna Sette del 7 Giugno 2010), si è risolto nella chiusura dello storico teatro, che ha visto quattrocento anni del migliore teatro italiano e non, fino a qualche decennio fa anche operistico.

Così si erano espressi Enzo Vetrano e Stefano Randisi in occasione della soppressione del ETI:

I teatri gestiti dall’ETI sono tra i pochi grandi teatri che programmano al di fuori della logica degli scambi, uno dei mali più subdoli del sistema teatrale italiano. E adesso?
I teatri gestiti dall’ETI – il Valle in particolare lo era per Leo de Berardinis – sono luoghi di ascolto e attenzione nei confronti della ricerca, della sperimentazione, della qualità e delle potenzialità dei progetti culturali più arditi e innovativi. E adesso?

I teatri gestiti dall’ETI hanno dato un sostegno spesso determinante all’avvio di percorsi teatrali di giovani artisti e compagnie oggi solide realtà nel panorama culturale italiano. E adesso?

E adesso…  il Teatro Duse di Bologna non riapre e dal’1 gennaio i dipendenti di ruolo saranno impiegati in altri incarichi, mentre i precari licenziati.

Giulia Antonini