Fiat: l’Idv se la prende con Marchionne, ma anche col governo

Continua a far discutere l’accordo siglato tra sindacati e Fiat per garantire la continuità della produzione nello stabilimento di Mirafiori. A tuonare duro è soprattutto l’Italia dei Valori, che per bocca del responsabile welfare e lavoro, Maurizio Zipponi, dichiara: ”Quello di Mirafiori è un accordo illegittimo perché viola il principio costituzionale secondo il quale i sindacati devono essere liberi e autonomi. Ora, invece, il diritto di rappresentanza verrà concesso dall’azienda indipendentemente dal livello di rappresentanza reale del sindacato”.

”E’ del tutto evidente – aggiunge Zipponi – che il referendum di gennaio imporrà agli operai un nuovo ricatto sullo stile di Pomigliano, peggiorando ulteriormente le loro condizioni di lavoro. La Fiat, risanata dai soldi dei cittadini italiani, ha deciso di spostare la testa in Usa e la produzione nell’est europeo, in Turchia, Russia e Brasile”.

”L’Italia – conclude il responsabile welfare e lavoro Idv  – è diventata così un Paese residuale. Tutto questo grazie a Marchionne e ad un governo complice, che, avallando tutte le scelte della Fiat, ha cancellato un settore fondamentale come quello dell’auto”.

Già ieri, al giudizio positivo in merito all’accordo espresso dal premier Silvio Berlusconi e dal ministro Maurizio Sacconi aveva replicato il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, secondo il quale ”Berlusconi ha consegnato agli operai un panettone imbevuto di veleno esaltando l’accordo su Fiat Mirafiori”.

“Evidentemente il presidente del Consiglio non sa che si tratta dell’ennesimo accordo separato che trasforma l’azienda in un reparto separato della Chrysler, spostando di fatto la testa tecnologica e progettuale negli Stati Uniti’ – aveva aggiunto l’ex pm – In questa trattativa, il governo ha fatto da zerbino alla Fiat, che, per tutta risposta, sta chiudendo lo stabilimento di Termini Imerese e continua a perdere sul mercato il doppio della media europea”.

Berlusconi dichiara poi candidamente qual è il suo vero desiderio: pagare un dollaro l’ora gli operai e farli lavorare in fabbrica 12 ore al giorno per sette giorni alla settimana. Il suo modello – aveva ancora sottolineato il leader dell’Idv – è lo stesso di Marchionne che ha spostato la produzione in Brasile, Turchia, Serbia e Polonia trasformando l’Italia in un paese residuale”.

“Etichettare storico e innovativo un accordo che viola la Costituzione e cancella un settore come quello dell’auto – era stata la conclusione di Di Pietro  – dimostra, una volta di più, l’inadeguatezza di questo governo”.

Raffaele Emiliano