La questione morale investe Di Pietro

E chi lo avrebbe mai detto che a “mettere in croce” Antonio Di Pietro sarebbe stata proprio la questione morale? Il leader dell’Idv – che della difesa della legalità ha fatto la bandiera del suo schieramento e il credo irrinunciabile della sua attività politica – rischia adesso di capitolare sotto il fuoco amico di Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli.

I tre dipietristi, infatti, lamentano l’esistenza di una grave questione morale all’interno del loro partito e invitano l’ex magistrato a correre ai ripari prima che sia troppo tardi. “Nell’Idv – affermano – c’è una spinosa e scottante questione morale, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito e tutti i suoi rappresentanti e rappresentati”.

“E’ necessario operare una brusca virata – continuano i tre “dissidenti” –  con un deciso no alla deriva dei signori delle tessere, ai transfughi, agli impresentabili che oggi si fregiano di appartenere a questo partito. Si faccia aiutare a fare pulizia – incalzano, rivolgendosi a Di Pietro – riparta dalla base”.

A provocare le ansie e le preoccupazioni di De Magistris, Alfano e Cavalli non sarebbero stati solo gli ormai famosi casi Razzi e Scilipoti (i dipietristi “traditori” che il 14 dicembre hanno accordato la fiducia al governo Berlusconi), ma anche “lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di fatti privati”.

Presenze che, secondo il terzetto degli intransigenti, metterebbero a serio rischio la credibilità del’intero partito e imporrebbero di operare una scelta muscolare, capace di consegnare un messaggio  inequivocabile agli elettori. A dare man forte alla “battaglia” ingaggiata da De Magistris &co. anche Paolo Flores D’Arcais, che dalle pagine della rivista “Micromega“, ha rinforzato l’invito a Di Pietrio a cambiare registro e invitato i lettori a esprimere la propria opinione sull’ argomento attraverso un sondaggio.

Da parte sua Di Pietro ha tentato di difendersi dalle accuse mosse dai suoi “pupilli”, rimettendo alle pagine telematiche del suo blog l’amarrezza di quanto denunciato: “Quante calunnie e diffamazioni abbiamo ricevuto in questi anni – ha detto l’ex pm – Piano piano l’acqua sta diventando pulita. Noi le mele marce le abbiamo sempre allontanate, e anche per i casi Razzi e Scilipoti mi sono rivolto alla procura. Alcune persone ci hanno lasciato – ha proseguito Di Pietro – altre persone si sono dimostrate non all’altezza, a volte non all’altezza morale della situazione, e noi le abbiamo anche espulse. Se dovessimo trovare altre situazioni poco chiare, provvederemo di conseguenza. A volte però – ha osservato velenoso il leader dell’Idv – chi critica è interessato a prendere lui stesso il posto di chi viene criticato“.

Un ribaltamento di accuse che ha spinto Luigi De Magistris (da sempre indicato come l’irrequieto “delfino”, destinato a ereditare la direzione del partito) a replicare tempestivamente: “Non voglio prendere nessun posto – ha precisato rispondendo a “L’Unità” – Di Pietro stia tranquillo, io sono leale e lui lo sa benissimo. Noi poniamo una questione serissima, l‘Idv è a un bivio: deve scegliere se essere un partito padronale che imbarca i Razzi e gli Scilipoti oppure un partito aperto e plurale. Se svolta – ha concluso De Magistris –  l’Idv può ancora dire la sua”. Ma la questione morale, secondo molti, rischia di diventare, nel partito dei due ex togati, una questione squisitamente politica. E generazionale.

Maria Saporito