Pensioni: quote più alte e finestre mobili dal 2011

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:23

Dal 2011 partiranno le tante attese novità previdenziali. Allo scalino per le pensioni di anzianità già previsto dalla riforma Damiano del 2007 si aggiungono gli effetti del regime delle finestre introdotte dalla recente manovra estiva dell’attuale esecutivo.

Per un lavoratore dipendente ciò implica che all’anno in più (anagrafico e contributivo) richiesto nel sistema delle quote si aggiungeranno gli ulteriori mesi di attesa prima dell’uscita effettiva, fino a sei, con un ritardo complessivo che potrà arrivare fino ad un anno e mezzo.

In base alla legge 247 del 2007, il cosiddetto ‘scalone’ per le pensioni di anzianità, introdotto dalla riforma Dini, era stato sostituito da un sistema più graduale e parzialmente flessibile, detto delle quote: dal luglio del 2009 alla fine di quest’anno, in sostanza, per maturare il diritto alla pensione di anzianità, in caso di lavoro dipendente, servono 60 di età e 35 di contributi, oppure 59 nel caso i contributi versati siano pari a 36 anni. In entrambi i casi la somma dei due requisiti ammonta a 95, che è appunto la “quota” richiesta.

Per i lavoratori autonomi il requisito di età, e di conseguenza anche la quota, aumenta di un anno.

Dal gennaio del prossimo anno si passa a quota 96: quindi 61 di età e 35 di contributi, oppure 60 e 36, con un minimo di età fissato appunto a 60. Di nuovo per gli autonomi tutto va aumentato di un anno, arrivando, quindi, a quota 97.

Le quote possono essere conseguite anche considerando frazioni di età e di contributi, purché sia rispettato il requisito minimo di età: con 60 anni e mezzo di età e 35 e mezzo di contributi, ad esempio, si conseguirà ugualmente quota 96.

Dal 2013 ci sarà ancora un altro scalino, l’ultimo, che porterà la quota a 97 per i lavoratori dipendenti e a 98 per gli autonomi, con età minime fissate rispettivamente a 61 e a 62 anni.

Con le modifiche apportate con la manovra estiva, fatti salvi i diritti alla pensione, sono state modificate le uscite dal rapporto di lavoro.

Con il precedente sistema, le uscite venivano raggruppate in base alla data di maturazione dei requisiti: due all’anno per la pensione di anzianità, quattro per quella di vecchiaia o per chi avesse maturato almeno 40 anni di anzianità. Nel primo caso per i lavoratori dipendenti l’attesa poteva variare da 6 a 12 mesi, nel secondo da 3 a 6. Per gli autonomi si arrivava fino a 18 mesi (9 nel caso della pensione di vecchiaia).

Dal prossimo primo gennaio, il periodo di attesa non sarà più variabile ma uguale per tutti: 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi, sia per la vecchiaia che per l’anzianità, compreso il caso dei 40 di contributi maturati.

La penalizzazione è più evidente proprio per questi soggetti e per chi ‘esce’ con la vecchiaia.

La manovra estiva, però, salva esplicitamente coloro che maturano il diritto alla pensione fino a dicembre di quest’anno. Tutte queste persone usciranno con il vecchio regime e dunque, se lavoratori dipendenti, con la prossima finestra di gennaio 2011 se il diritto è stato conseguito nel primo semestre dell’anno, con quella di luglio 2011 se invece hanno maturato i requisiti da luglio in poi.

Marco Notari