Il lato oscuro della vita familiare: Donna Ferrato al LDPF2010

L’edizione 2010 del Lucca Digital Photo Fest, giunto al suo sesto anno, si è appena conclusa confermando che, con un adeguato supporto di sponsor e istituzioni cittadine, la fotografia è capace di attirare il grande pubblico. All’organizzazione, innanzi tutto, i meriti di aver progressivamente costruito e consolidato nel tempo un evento ampio e articolato, con una programmazione che include, oltre alle mostre, workshop e dibattiti con artisti e reporter.

Detto questo, si potrebbe discutere sul programma generale, forse ancora troppo legato ad un contesto da fotoclub e lontano da un certo bilanciamento, sia di genere che di valore, tra gli autori selezionati. Sarebbe poi auspicabile una democratizzazione del prezzo d’ingresso alle singole mostre e una maggior cura nella redazione dei pannelli didattici.

Vorrei però soffermarmi su quello che ritengo essere stato il momento più alto di questa edizione: la mostra di Donna Ferrato. Negli spazi della Torre Guinigi si è infatti avuta l’opportunità di vedere gli scatti che compongono il celebre resoconto illustrato sui lati più oscuri e violenti della vita domestica, che la fotografa americana (Ohio, classe 1949) realizzò nel corso degli anni ’80.                                                                                                                                                                    Un costante lavoro di intrusione nella vita di uomini e donne alle prese con episodi di maltrattamento e sopruso culminato nel 1991 nella pubblicazione di Living with the Enemy. Il volume è un crudo resoconto per immagini accompagnate da testi scritti dalla stessa Ferrato, sulla violenza strisciante e contagiosa che talvolta si insinua tra le pieghe della vita affettiva. Una lunga sequenza di storie di donne psicologicamente e fisicamente abusate da mariti e compagni, nella generale indifferenza di una società che preferisce nascondere e non vedere, piuttosto che affrontare, il complicato problema della  violenza domestica, diffuso con modalità differenti, in ogni strato sociale .

L’interesse di Donna Ferrato per queste tematiche ha origine da un’esperienza personale. Agli inizi della sua carriera infatti la fotografa assiste, impotente, al pestaggio di una donna da parte del compagno. L’episodio la sconvolge per il fatto che l’uomo, in preda al violento raptus, non si accorge nemmeno della sua presenza. La missione della Ferrato diventa allora quella di documentare e denunciare, entrando in contatto con volontari, assistenti sociali e polizia, al cui seguito accede agli ambienti teatro di episodi di angheria coniugale.

La Ferrato è dotata di una straordinaria capacità di render invisibile la sua fotocamera, riuscendo a cogliere così momenti di intimità che colpiscono come un pugno allo stomaco e affascinano con la loro disperazione. Evitando facili cadute retoriche, la fotografa ci offre immagini di un’umanità persa nell’abuso di alcool e droghe, sprofondata nella depressione, incatenata a relazioni distruttive o accecata da paranoie e gelosie. Living with the Enemy denuncia anche senza mezzi termini l’assenza delle istituzioni e la loro inadeguatezza a concepire strategie di intervento e recupero adeguate.

Donna Ferrato è un punto di riferimento nella fotografia sociale, pur avendo scelto una scala opposta e intimista rispetto ai celebri Robert Capa, Henri Cartier-Bresson o William Eugene Smith. Il suo è infatti uno sguardo rivolto alle vicende private di rilevanza collettiva, piuttosto che ai grandi avvenimenti che si ripercuotono sul quotidiano; uno sguardo erede dello spirito riformista di Jacob Riis e della Photo League. La fotografa americana continua il suo impegno sociale a dar voce alle grandi verità umane, anche attraverso l’insegnamento e la diffusione del suo approccio al documentario. A completamento dell’esposizione lucchese c’era la serie 10013-TriBeCa, con le immagini che la Ferrato ha realizzato dopo l’11 settembre nel quartiere di New York in cui vive: Tribeca.

Per chi non avesse visitato la mostra, fino al 9 gennaio la Triennale di Milano ospita Immagini Inquietanti, curata da Germano Celant e Melissa Harris, che include alcuni scatti di Donna Ferrato accanto a quelli, tra gli altri, di Nan Goldin, Letizia Battaglia, Mary Ellen Mark, Richard Misrach, Eugene Richards e Brian Weill.

m. c.