“Che bella giornata”: Checco Zalone irride l’italietta, Facebook e i terroristi

Dopo lo strepitoso successo di Cado dalle nubi (quasi 16 milioni di incassi al box-office) torna nei cinema Luca Medici, in arte Checco Zalone, uno dei comici più amati d’Italia. Lo fa con una commedia al vetriolo che mette a nudo vizi e virtù d’Italia all’epoca della psicosi da terrorismo islamico. In uscita il 5 gennaio per Medusa, distribuito in oltre 600 copie, il film promette di essere uno dei campioni d’incasso del nuovo anno, sfruttando anche l’onda lunga dell’ultimo week-end di vacanze natalizie.

Ancora una volta ci troviamo di fronte all’epopea di un ragazzo del Sud che cerca di realizzarsi a Milano, anche se in questo caso le ambizioni sono ben diverse: nel primo film Checco sognava di diventare un cantante, mentre qui ci troviamo di fronte ad un aspirante carabiniere, che viene ingaggiato tramite raccomandazione come guardia giurata del Duomo di Milano. Qui conosce Farah, un’attraente ragazza araba che lo introduce al mondo islamico, nascondendo però delle cattive intenzioni. Questo è solo l’inizio di una reazione a catena che si concluderà comunque nel migliore dei modi, con i malintenzionati di turno seppelliti da una sana risata.

Se già in Cado dalle Nubi Zalone metteva alla berlina una certa Italia xenofoba e razzista (con un personaggio palesemente ispirato al celodurismo leghista), in questo caso i bersagli si moltiplicano, anche se la critica a una certa italietta (quella con la “i” minuscola: delle raccomandazioni, dei pregiudizi e dei baciamano ai cardinali) si mantiene costante. Si aggiungono però stavolta temi “globali” come Facebook (con un invito di Checco: “niente foto sul profilo se sei cessa”), il terrorismo islamico e le missioni di pace all’estero. Tutto trattato senza retorica e con una patina di demenzialità; la stessa che, a chi non sa vedere sotto la superficie, fa sembrare Zalone un qualunquista, mentre l’intento satirico del suo lavoro è evidente e – forse – più efficace che in tanti altri lavori pretenziosamente engagée.

Ad affrontare temi così grossi si corre sempre il rischio di incappare in polemiche pesanti, ma questo Medici lo sa benissimo: “Noi le polemiche le agognamo – ha detto ironicamente il comico a Repubblica Tv – sono quelle che tengono vivo un prodotto”. “Non ho visto nulla – ha aggiunto Medici – che possa ledere la dignità dei musulmani; quella degli italiani invece sì. Ma dopotutto l’hanno fatto anche i grandi maestri come Alberto Sordi e Totò”.  Gli ha fatto eco il regista Gennaro Nunziante: “Cerchiamo solo di fare delle cose diverse dal parlare sempre e solo di mariti, figli, mogli e corna come capita nelle commedie italiane”.

Da segnalare nella colonna sonora due brani originali composti da Medici, in puro stile zaloniano: Se mi aggiungerai (parodia dell’amore ai tempi di Facebook) e L’amore non ha religioni, composta a quattro mani con Nunziante. Presenti nel cast Tullio Solenghi, Rocco Papaleo e Ivano Marescotti, affiancati dalla bellissima Nabiha Akkari.

Roberto Del Bove