Varese: due ordigni esplodono a 100 metri dalla casa di Umberto Bossi

Ordigni collocati a scopo intimidatorio e una scritta con vernice spray: “Antifa secondo atto”. Questo lo scenario che gli inquirenti hanno trovato alle 3 di questa mattina accanto alla sede della Lega in Via Marsala, a Gemonio (Varese). A soli 100 metri dalla sede, la casa del leader del Carroccio, Umberto Bossi, da poco rientrato dalla Berghem Frecc, tradizionale festa della Lega.

Due petardi deflagrati nella notte che hanno distrutto le vetrine di ingesso della sede padana. Riguardo al messaggio lasciato dagli attentatori, gli inquirenti sono convinti si tratti di un’azione di militanti di area anarchica vicini ai centri sociali. La prima reazione è arrivata dal segretario provinciale della Lega Nord di Varese, Stefano Candiani: “Un gesto del quale non intendiamo in alcun modo raccogliere la sua espressione intimidatoria. È evidente che diamo fastidio e questi sono i risultati. Noi continueremo per la nostra strada senza farci intimorire da due petardi”.

Sulla stessa scia le dichiarazioni di Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia: “Non saranno certo le intimidazioni di quattro teppisti o scavezzacolli a fermare quelle riforme di modello dello Stato che la Lega Nord sta conseguendo”. Un episodio, quello di stamattina, che secondo i fedelissimi di Umberto Bossi sarebbe riferibile alla progressiva crescita di consensi che la Lega sta raccogliendo al Nord: se si andasse al voto in questo momento, secondo Maurizio Passato ad di Swg (istituto italiano di sondaggi), i leghisti che Bossi riuscirebbe a portare in Parlamento sarebbero di certo superiori ai 59 attuali. Al nord, sempre secondo Passato, “il partito riscuote un consenso intorno al 25%, mentre il dato a livello nazionale si attesta su una media dell’11 – 11,5 %”.

Una scalata che, se da un lato fa sentire la Lega in una botte di ferro, dall’altro impone un accelerazione sulle riforme imposte dal Carroccio, a partire dal federalismo fiscale. Attentato a parte, infatti, si avvicina il momento in cui potrebbe essere proprio il popolo padano a presentare il conto ai suoi politici: “Se Berlusconi continua a governare con una maggioranza risicata – prosegue l’ad di Swg – si rischia che le tanto promesse riforme, per esempio il federalismo che sta molto a cuore all’elettorato leghista, non vadano in porto”.

E non è un caso che l’attentato alla sede di Gemonio sia stato subito collegato ai progetti politici della Lega. Collegare gli ordigni all’attivismo parlamentare significa testimoniare al popolo del Carroccio che a Roma si continua a lavorare, eccome. Significative, in proposito, le parole di Francesca Martini, sottosegretario alla Salute: “Considero l’incivile attentato alla sede della Lega Nord di Gemonio, l’ennesimo attacco antidemocratico al grande progetto riformatore federalista che vede in Umberto Bossi, l’indiscusso leader. Questo gravissimo ed inquietante episodio va inquadrato nell’oscuro capitolo di una strategia di tensione che purtroppo sta investendo il nostro Paese.

Cristiano Marti