Biocarburanti: l’uso della canna comune

Dicembre 2010. Nel precedente articolo del 25 dicembre veniva riportata la notizia che il risultato di una ricerca svolta in Italia,  riguardante l’utilizzo delle piante per la produzione di biocarburanti , aveva individuato un sostitutivo della canna da zucchero, la canna comune, chiamata in botanica Arundo Donax. Questa scoperta sposta il valore della produzione dei biocarburanti in Europa da zero a fattibile, poichè la citata canna da zucchero non cresce da noi a causa del clima freddo, mentre la sua cugina povera è presente in abbondanza.

Si riassumono di seguito alcuni dati della ricerca della multinazionale M&G (Mossi e Ghisolfi.

La multinazionale ha spiegato che l’obiettivo era quello di trovare un vegetale adatto per produrre carburante che però soddisfasse 5 requisiti primari:

  1. non fosse commestibile per uomini o animali, a causa dei problemi etici e delle discussioni sulla fame nel mondo
  2. la pianta doveva crescere in modo autonomo, senza concimi o irrigazione artificiale
  3. il terreno di coltura avrebbe dovuto essere marginale ai campi coltivati, per non portare via spazio all’agricoltura
  4. dovesse essere un vegetale locale, ossia originario del nostro paese
  5. dovesse essere disponibile tutto l’anno

Ci sono voluti alcuni anni per trovare nel mondo vegetale una corrispondenza ai prerequisiti iniziali ma la multinazionale ha infine individuato questo vegetale che oltretutto con un rapporto di 10 ton/ettaro di bioetanolo a fronte di una raccolta di 40 ton/ettaro di materia secca, supera i parametri della canna da zucchero.

E’ chiaro che la ricerca comprende uno studio sulla convenienza economica ed energetica della produzione del biocarburante, la quale sembra essere sostenibile, sia nei confronti dei costi, sia dell’inquinamento. Si ricordi che per importare carburanti dall’estero, oltre ai costi economici del materiale e del trasporto, vi sono anche costi di inquinamento dati dallo stesso trasporto e dalla successiva lavorazione.

Per questi motivi il costo di produzione è competitivo se il petrolio è quotato sopra i 60 dollari al barile e se la raccolta di canna avviene dai 35 ai 70km di distanza dalla fabbrica, con una produzione annua che deve avvicinarsi il più possibile alle 150-200 mila tonnellate di carburante. Per poter raccogliere materia prima sufficiente sarebbero necessari circa 20mila ettari di coltivazioni.

In progetto l’apertura di un sito di produzione di prova che inizialmente punterebbe a produrre 40 mila tonn l’anno di prodotto, impegnando circa 4 mila ettari di terreno circostante, in provincia di Vercelli.

Nel prossimo articolo si parlerà della procedura per ottenere il bioetanolo dalla canna comune e degli obiettivi dell’Unione Europea in merito alla questione carburanti.

I.T.