Bologna: agonia e ultimo atto del teatro “Eleonora Duse”

Un anno che inizia e un teatro che finisce. Questo è quello che accadrà tra 48 ore, l’1 gennaio 2011, quando il teatro “Eleonora Duse” di Bologna chiuderà i battenti. Finisce così l’epopea di uno dei teatri più importanti non solo del capoluogo emiliano ma dell’intera penisola, dopo che una serie di battibecchi politici, scaricabarili istituzionali e timide cordate (con improbabili tentativi di salvataggio) hanno lastricato il suo accidentato percorso degli ultimi anni.

Nel 2007 l’allora Ministro Francesco Rutelli aveva decretato il passaggio del “Duse” all’Eti (Ente Teatrale Italiano); bella mossa, soprattutto considerato che l’Eti nel 2010 è stato soppresso. A questo punto la questione è diventata molto pratica: chi paga l’affitto dello stabile in cui si trova il teatro? Finora ci aveva pensato il Ministero dei Beni Culturali, ma il Governo ha deciso di non confermare questo investimento. Mossa inevitabile, se si pensa che il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti (quello che decide dove aprire e chiudere i rubinetti) è lo stesso che ha pronunciato frasi come “Di cultura non si vive. Vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia“. Giudicate voi.

La responsabilità completa di quanto accaduto, comunque, come spesso avviene in Italia resta un mistero. Il commissario prefettizio di Bologna Anna Maria Cancellieri il 20 settembre aveva lanciato un roboante proclama: “Il ‘Duse’ è salvo!”. Salvo poi dover smentire tutto. Di fatto non si può negare che oltre alle indiscutibili colpe del Governo per i pesantissimi tagli al Fus ci siano anche delle responsabilità da imputare alle autorità locali, incapaci di trovare un accordo riguardo all’associazione temporanea d’impresa tra Nuova Scena Arena del Sole e Emilia Romagna Teatro. L’associazione, in poche parole, che avrebbe dovuto traghettare il Duse nel secondo decennio del nostro secolo, e che per oscuri motivi non ha mai visto la luce.

I dipendenti del “Duse” – cioè coloro che da dopodomani saranno trasferiti ad altri incarichi (i dipendenti di ruolo) o direttamente licenziati (i precari) – non vogliono che il commissario Cancellieri se la cavi maneggiando il vocabolario dei sinonimi e delle perifrasi: “La Cancellieri – hanno dichiarato a Repubblica alcuni dipendenti del teatro – continua a giocare con le parole, negando la parola ‘fallimento’ (che probabilmente evoca responsabilità personali che si fatica a tutt’oggi ad ammettere) e parlando piuttosto di ‘accordo non trovato'”.

In qualunque modo la si veda, tra due giorni calerà il sipario sul più antico teatro di Bologna, inaugurato 135 anni fa e intitolato ad una delle attrici italiane più famose di tutti i tempi. Ma niente funerali per favore. Al limite, se qualcuno ha un po’ di coscienza, solo qualche mea culpa e un paio di colpi sul petto.

Roberto Del Bove