Dopo gli ordigni di Gemonio la Lega torna a reclamare le urne

Da Gemonio a Montecitorio il passo per riprendere il tema delle elezioni anticipate è brevissimo. Dopo i due ordigni esplosi ieri notte davanti alla sede della Lega, i primi a tornare a parlare di urne sono stati proprio gli esponenti padani.

Già ieri il sottosegretario alla salute Francesca Martini aveva associato l’episodio a movimenti antidemocratici che puntano ad impedire la realizzazione del progetto federalista. In serata, invece, è arrivata la voce dei vertici legisti, che iniziano ad agitare il fantasma del ’94, quando Bossi fece cadere il primo governo Berlusconi. “In questi anni – ha minacciato il ministro della semplificazione Calderoli – abbiamo imparato a conoscere i palazzi romani, ma anche a tagliargli la coda quando serve. Se il federalismo non passa non ci sarà bisogno di staccare la spina, perché si staccherà da sola.

Eccolo il tema che potrebbe presto incendiare i palazzi romani. Sta per arrivare il passaggio determinante sul federalismo municipale e sull’autonomia impositiva. Temi che passeranno attraverso i voti della terza e della quinta Commissione, dove le opposizioni sono in maggioranza. Già tre giorni fa lo stesso Calderoli aveva proposto uno scambio a Pd e Fini: votate i decreti sul federalismo e insieme faremo la riforma costituzionale, partendo dalla legge elettorale. “Se non passano – concludeva – sarà guerra.

La guerra non è ancora arrivata, ma l’aria che si respira oltre Po lascia intendere che il Carroccio si stia preparando alla battaglia finale. “Basta con i pugni nello stomaco delle 400 mila assunzioni della Sicilia – tuona l’europarlamentare leghista Matteo Salvini. – O arriva il federalismo oppure anno nuovo, vita nuova.

Ma a far tremare il Pdl è stato ancora una volta Umberto Bossi, parlando degli ordigni esplosi a pochi metri dalla sua abitazione a Gemonio: “Se fossimo andati al voto tutto questo non sarebbe successo.” Secondo il Senatùr a provocare indirettamente l’episodio di ieri notte è stato “anche chi non ha voluto mandare il Paese alle elezioni.” Silvio Berlusconi è avvisato.

Cristiano Marti