La difesa di Di Pietro: Da Luigi una coltellata

Su di lui si è abbattuto un macigno pesantissimo, scagliato dal presunto “delfino”, Luigi De Magistris, e dal direttore di Micromega, Paolo Flores D’Arcais. Adesso Antonio Di Pietro assapora il gusto amaro dell’accusa e tenta in ogni modo di allontanare da sé le ombre che gli si sono addensate intorno, rispondendo sulla questione morale che, per alcuni, rappresenta un punto irrisolto anche all’interno dell’Idv.

A colloquio con Il Fatto Quotidiano, l’ex togato ha ieri spiegato le dinamiche che regolano il reclutamento di politici all’interno del suo partito, difendendo la causa dei molti “mastelliani” arrivati a rimpinguire le fila dell’Idv. “Non è che chiunque abbia fatto politica in altri partiti ha la peste addosso – ha esordito Di Pietro – Abbiamo delle regole: niente inquisiti, men che meno condannati. Ai congressi votano gl’iscritti, e mai per delega: bisogna essere presenti fisicamente. Se poi uno ha consensi e prende più voti di un altro, che ci posso fare io? E’ questione morale o è democrazia?”.

Interpellato sui rumors sempre più insistenti che vorrebbero Luigi De Magistris in rotta di collisione con la sua linea dirigenziale, il leader dell’Idv ha cercato di ridimensionare: “Luigi mica l’abbiamo trattato come un corpo estraneo – ha detto – è parlamentare europeo, presiede un’importante commissione sull’erogazione dei fondi europei, è capo del dipartimento Giustizia dell’Idv. Non ha bisogno di posti – ha precisato – li ha già e mi aspetto che si responsabilizzi di più, che mi aiuti a risolvere i problemi. Con lui comunque – ha assicurato – ci sentiamo due o tre volte al giorno, pure in questi giorni”.

Nessun problema dunque? Non proprio. “Lui (De Magistris, ndr), la Alfano e Cavalli – ha continuato Di Pietro – hanno sbagliato i tempi e le parole. Dire ‘questione morale’ significa che il partito è marcio, il che è falso e offensivo. Mortifica e avvilisce non solo me, ma i nostri 1500 iscritti e i nostri dirigenti che da anni si fanno un mazzo così, spesso senza gratificazioni. Dirlo a freddo, poi, all’indomani della compravendita di Razzi e Scilipoti, è una coltellata. Per carità, mi prendo le mie responsabilità per averli scelti, ma come potevo prevedere che dopo 10 anni di dipietrismo e antiberlusconismo quei due, dalla sera alla mattina, passavano con Berlusconi?”.

Nell’analisi dell’ex magistrato, i due “Giuda” che hanno agitato le acque all’interno del partito (Scilipoti e Razzi appunto) si sarebbero messi sul mercato perché consapevoli che non sarebbero stati ricandidati. “Se gli dicevo ‘Tranquilli, vi ricandido lo stesso anche se indagati o imputati’ – ha spiegato Di Pietro – quelli restavano. E’ per la questione morale che li abbiamo persi. E ora, dopo averli persi, mi si imputa la questione morale. Cornuto e mazziato“.

E sulle “bordate” scambiatre con Paolo Flores D’Arcais, assai critico sugli scivoloni che hanno stanato candidati poco raccomandabili all’interno dell’Idv, Antonio Di Pietro ha detto: “Facile mettersi a tavolino, accendere il computer e, anzichè aiutare con critiche costruttive, criticare o lanciare pseudosondaggi natalizi. Flores vuole venire a spiegarci il suo sistema, siamo felici. Per me ha sbagliato, ma in buona fede: ora, fatta la frittata, – ha concluso – chiudiamo la polemica e passiamo alla pars construens“.

Maria Saporito