Neanderthal, i nostri avi erano onnivori

Il nostro ‘illustre’ antenato già 400mila anni fa aveva imparato a cuocere i vegetali prima di mangiarli.

Lo proverebbe il ritrovamento di frammenti di verdure cotte tra i denti dei resti di alcuni esemplari esaminati da un team di archeologi della George Washington University.

Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), dimostrerebbe che l’uomo di Neanderthal cucinava sul fuoco verdure, cereali e carne alla stregua dell’homo sapiens. Tesi, che se fosse pienamente confermata, farebbe crollare la radicata teoria che il nostro ‘avo’ di Neanderthal si sia estinto proprio a causa della sua dieta basata sul consumo di animali, vittime anch’essi della glaciazione.

Dalle analisi sui reperti ritrovati in Iraq e nel nord Europa, infatti, si è constatato come questi ‘primitivi’ facessero un largo consumo di piante, soprattutto di quelle selvatiche, tuberi e radici, mentre dai manufatti non sembrano esserci prove che praticassero anche la macinazioni dei cereali e attività agricole.

Si tratta di un’ipotesi rivoluzionaria, dato che finora da tutti i ritrovamenti emergeva l’identikit di un essere carnivoro, affamato di Mammuth e selvaggina, mentre le analisi chimiche hanno sempre escluso che nella sua dieta i prodotti della terra avesse qualche peso rilevante.

Gli uomini di Neanderthal, ricordiamolo, sono vissuti per circa 170.000 anni in diverse parti d’Europa, Asia centrale e Medio Oriente. Poi, 28.000 anni fa se ne persero completamente le tracce e tra le ipotesi della loro estinzione vi è anche quella secondo la quale sia stato un primordiale morbo della ‘mucca pazza’ dovuto al loro cannibalismo a decretarne la fine.

Questa tesi, recentemente avvalorata da studi resi noti da Medical Hypothesis, sembrava ulteriormente rafforzata dal ritrovamento di cadaveri totalmente spolpati, evidente segno, per gli scienziati, di un probabile cannibalismo diffuso tra la specie.

Quanto scoperto in questi giorni alla George Washington University, invece, evidenzierebbe delle abitudini alimentari molto attente fino ad oggi sconosciute e in perfetta contraddizione con quanto ormai dato per assodato circa le abitudini alimentari dei nostri avi.

Marco Notari