Sudamerica, è D’Alessandro il “Pallone d’oro”

La pessima figura del suo Internacional di Porto Alegre al Mondiale per Club non ha miminamente inciso sulla scelta: il “Pallone d’oro” del Sudamerica, per il 2010, è Andres D’Alessandro, fantasista argentino della squadra brasiliana.

Da superstar a bidone – Una carriera sulle montagne russe per il “Cabezon”: da giovanissimo etichettato come erede di Maradona e reso famoso da una finta, la “boba”, i cui video hanno girato il mondo in lungo e in largo. Giunto in Europa dal River Plate, D’Alessandro cerca fortune in Germani (Wolfsburg), Inghilterra (Portsmouth) e Spagna (Saragozza). Fortune che non arrivano e il destino sembra voltargli le spalle.
Decide quindi di rifare le valigie e tornare in Sudamerica. Per ritrovarsi all’eta di 27 anni.

Ritorno in auge – Si trova, quindi, ad indossare la maglia del San Lorenzo: 14 partite e 3 reti gli valgono la chiamata in Brasile alla volta di Porto Alegre, sponda Internacional. E’ qui che il “Cabezon” trova nuovi stimoli e il talento perduto: arriva a vincere la Libertadores, ma al Mondiale per Club la storia sarà un’altra.

Il premio – Al termine di una stagione comunque positiva, ecco il “Pallone d’oro” sudamericano: meritato, a detta molti: il fantasista argentino che esalta i brasiliani è il miglior giocatore del continente sudamericano. Alle spalle di D’Alessandro si piazzano l’immortale Veron e il giovanissimo Neymar, punta del Santos.

Un campione ritrovato. Non è Maradona, nè il suo erede. Ma è un ottimo giocatore. Perdutosi strada facendo. Ma che ha saputo rimettersi in discussione. E, queste scelte, ogni tanto pagano.

Edoardo Cozza