Violenza: colpa dei geni e dell’alcol

Sempre più fatti di cronaca risuonano nelle nostre orecchie. Le brutte notizie riempiono i telegiornali e contribuiscono a farci sentire meno sicuri sia da soli per strada sia in casa al fianco di quelli che dovrebbero essere i nostri cari.

Da tutto ciò deriva quindi il bisogno di conoscere maggiormente cosa scatena la violenza, l’efferata violenza alla base dei crimini violenti non premeditati.

Sulla base di quanto appena affermato trova il suo perché lo studio appena ultimato dai ricercatori e dagli scienziati appartenente ad un team internazionale guidato dai National Insitutite of Health (Nih). Gli scienziati americani e gli esimi colleghi hanno lavorato sull’analisi del DNA di un gruppo di finlandesi colpevoli di crimini violenti non premeditati e sul DNA di un così detto gruppo di controllo formato da uomini della stessa età che però non avevano commesso nessun crimine.  

La scoperta e la diffusione dei risultati non sono però che una goccia nel mare. Una goccia indispensabile, ma che da sola non riesce a costruire l’intero puzzle. Non vi si può trovare, né nelle parole di chi vi ha partecipato, né sulle pagine di ‘Nature’, la rivista che spiega e rivela i dettagli dell’intero studio, la completa comprensione ed analisi dei comportamenti dettati da impulsi incontrollati.

In generale in questo caso possiamo apprendere come l’alcol abbia potuto accendere l’interruttore genetico del raptus, della violenza improvvisa e fine a sé stessa, e solo per quanto riguarda gli uomini. Non c’è però da scoraggiarsi troppo. Ricerche come questa servono proprio perché si possano definire strategie di diagnosi e terapeutiche.

Per entrare nel dettaglio, gli scienziati ci hanno fatto sapere che il tutto riguarda il gene HTR2B. Esso regola la produzione di un recettore celebrale a strettissimo contatto con la serotonina localizzabile nel cervello. E’ proprio questo gene a mutare sotto l’effetto dell’alcol e a dare il via alla serotonina o meglio al neuro-trasmettitore che influenza molti dei nostri comportamenti.

Solo noi e i nostri neuroni dobbiamo essere artefici di ciò che facciamo, anche perché, con un po’ controllo in più,  senza cioè gli effetti di  una ubriacatura, potremmo anche fermaci in tempo.

Alessandra Solmi