MotoGp, pagelle: il difficile cammino di Dovizioso

Chiudiamo definitivamente la stagione 2010 con un veloce sguardo anche alla classe regina delle due ruote. La MotoGp ha certamente dato importanti punti di discussione e creato singolari situazione da non poter non considerare. Iniziamo, (ovviamente seguendo l’ordine alfabetico), con un nostro connazionale, protagonista dell’intera annata e più di una volta fondamentale pedina nello scacchiera del campionato: Dovizioso Andrea. Il motociclista italiano, al suo secondo anno sopra una Honda ufficiale, non ha deluso le aspettative, anche se il livello dei migliori non è stato ancora pienamente raggiunto. Una crescita costante, ma non ancora terminata.

Ricerca della messa a punto

Fanno ancora effetto le sue dichiarazione poco prima dell’inizio della stagione 2010. La Rc212v secondo lui non aveva niente di giusto. Poca stabilità, troppa aggressività e feeling pressoché inesistente. Una brutta situazione, che i tecnici Honda sono però riusciti a riparare. Ricordiamo infatti che la casa giapponese ha permesso ai suoi due piloti una evoluzione della moto indipendente, permettendogli tutti i cambi e richieste che volevano senza essere condizionati in alcun modo dalle scelte del compagno di box. Un vero lusso che Dovizioso ha saputo sfruttare molto bene. Rispetto al 2009 è migliorata la conoscenza del mezzo e la capacità di creare un programma di sviluppo. Molte volte il lavoro portato avanti nel box alla fine ha giovato in termini di prestazioni, portando Andrea quasi sempre sul podio o nelle immediate vicinanze. Un lavoro preciso, ma mai eccelso. Oramai per vincere in MotoGp occorre ben più della perfezione, e a Dovi è sempre mancato quel qualcosa in più per lottare per la vittoria. Un vero peccato.

Comportamento in qualifica

La sua caratteristiche è sempre stata quello di essere forte in tutti i giorni del week-end, senza possedere un particolare punto debole o di forza. La prestazione rimediata nelle qualifiche quasi sempre rispecchiava poi la competitività in gara. Se i croni segnati erano buoni, allora significava che anche in gara si poteva puntare in alto, mentre se invece il posto in griglia era arretrato allora il problema erano talmente grave da impedire una soluzione alternativa. La Pole Position in Giappone è stata la prima in MotoGp, un risultato di tutto rispetto che indica le potenzialità e possibilità del pilota. Se continuerà a seguirà questa strada allora diverrà certamente uno dei driver più veloci e solidi.

Comportamento in gara

Lo stile di guida di Dovizioso non è mai stato spettacolare. Ha sempre preferito l’uso dell’intelletto al mero istinto, costruendo gare pensate e calcolate sin dal primo giro. Non per questo però gli è mancata la velocità. La sfilza di podi fatti segnare fa davvero impressione, eppure stona (e anche di molto) lo zero sulla casella “vittorie”. Intelligente, competitivo e sicuro di sé, eppure mai capace di salire sul gradino più alto del podio. Il perchè bisogna trovarlo sul livello tremendamente alto degli avversari. Dovizioso è stato preceduto solo da i cosiddetti “fantastici quattro” (Lorenzo, Stoner, Pedrosa, Rossi) piloti capaci di prestazione quasi disumane quando tutto giro nel modo giusto. Un ritmo gara indiavolato, record frantumati ad ogni giro. Impossibile pensare di batterli su pista. Eppure pian piano Andrea si è sempre di più avvicinato, rimediando distacchi non più abissali come l’anno precedente. Ancora un piccolo sforzo ed allora assisteremo alla nascita dei “magnifici cinque“.

Pressione psicologica

Ecco un fattore che è radicalmente mutato rispetto al passato. Essendo un promettente debuttante, Andrea non ha mai dovuto fare i conti con l’obbligo di fare risultati. Il fatto di dover crescere ed imparare era un fattore da prendere per forza in considerazione, proteggendolo quindi da inutili e dannose pressioni mentali. Ma dopo la prima metà della stagione, qualcosa è cambiato. Con l’accordo tra Stoner e la Honda, Dovi ha seriamente rischiato di perdere il posto di pilota ufficiale nonostante avesse un contratto firmato. Una inedita situazione che improvvisamente lo ha costretto a portare a casa risultati pesanti. Ed ecco che vi sono stati brutti errori in Rep. Ceca o Aragon a causa di una maggior pressione emotiva. Fortunatamente però alla fine è riuscito a soddisfare i vertici giapponese, salvando il suo status e presentandosi al prossimo mondiale sempre nel box HRC.

VOTO

Un protagonista quindi in positivo. Stagione non ricca di successi o incandescenti lotte carena contro carena, ma non per questo meno intensa ed importante. La carriera di Dovizioso può ancora continuare ai massimi livelli e la sua crescita concludersi nel migliore dei modi. Il più è stato affatto, ora non resta che il lavoro di fino per renderlo davvero un pilota inarrivabile e pronto a lottare per il titolo. Il 2011 dovrà essere l’anno della svolta, del passo in avanti che potrebbe dargli nuova luce ed immagine. Da battere però vi sono avversari davvero tosti, ma il talento e l’intenzione non mancano. 7 come voto finale. Oltre la sufficienza, ma tante volte è mancato quel fattore in più che gli avrebbe regalato maggior soddisfazione e sorrisi. Non può fare altro che migliorarsi Andrea e divenire uno dei pretendenti alla corona iridata. Basta non rovinare tutto il lavoro sinora fatto.

Riccardo Cangini