Fiat, Camusso: “La Fiom accetti l’esito del referendum”

”Sono consapevole che hanno di fronte una scelta difficile, perché il referendum è stato presentato in definitiva come una scelta per il posto di lavoro. Ma, pur rispettando questo travaglio, credo sia giusto ribadire che l’accordo è sbagliato e che si possa quindi votare no”. Intervistato dal ‘Corriere della Sera’, il leader della Cgil, Susanna Camusso, ritorna sul tema del referendum allo stabilimento Fiat di Mirafiori. I delegati della Fiom, sottolinea la sindacalista, stanno spiegando che ”l’accordo tocca materie indisponibili, come il diritto di sciopero o l’esclusione dalla fabbrica di un sindacato, la Fiom”.

Tuttavia, spiega la Camusso, ”se si è teorizzato che il referendum è sempre lo strumento di accertamento della volontà dei lavoratori, allora bisognerà prendere atto del risultato anche questa volta, facendo però delle scelte”, ovvero ”che si può accettare il risultato per quanto riguarda tutte le materie contrattuali dell’accordo, ma non per quelle che sono appunto indisponibili”.

Di parere diametralmente opposto Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, che a ‘l’Unità’ parla di intesa innovativa in riferimento all’accordo siglato con la Fiat. ”Due intese innovative che hanno un valore significativo nel rapporto tra sindacato e impresa. E’ il giudizio più appropriato dei due accordi che abbiamo firmato con Fiat in meno di una settimana, proprio quella dedicata alle festività natalizie. Nel giorno dell’antivigilia di Natale e nel mercoledì precedente al Capodanno – ricorda Palombella – abbiamo assicurato una prospettiva certa agli stabilimenti di Mirafiori e di Pomigliano d’Arco, una doppia firma che significa la messa in sicurezza dei due siti produttivi, lo sblocco di un miliardo e settecento milioni di euro previsti dal piano ‘Fabbrica Italia’, il lavoro per circa ventimila addetti tra diretti ed indiretti nelle fabbriche piemontese e campana”.

Rincara la dose Guidalberto Guidi, presidente di Confindustria Anie, che in un’intervista a ‘La Stampa’ spiega: ”Marchionne è un uomo concreto che dice cose sacrosante. Anzi, io trovo che sia stato perfino troppo tenero: ci sono regole, nella nostra legge sul lavoro, che stanno bloccando la crescita. Vogliamo sopravvivere? Dobbiamo produrre determinati volumi in determinate condizioni”.

”Mi pare che le condizioni poste da Fiat al sindacato, per tenere aperti due impianti del calibro di Mirafiori e Pomigliano d’Arco, siano tutte qui. E posso capire che prima di spendere venti miliardi l’azienda voglia delle garanzie. L’alternativa c’è, eccome – conclude Guidi – e mi pare che lo stesso Marchionne vi abbia fatto cenno più di una volta: spostare le produzioni all’estero, in Paesi le cui leggi non ostacolino ma incoraggino la produzione industriale”.

Raffaele Emiliano