Piazza Affari fanalino di coda in Europa nel 2010. Peggio solo Madrid

Anno di magra per Piazza Affari quello che si è appena concluso e le previsioni per il primo semestre del 2011 non si discostano molto dall’attuale trend.

Milano è, infatti, fanalino di coda tra le maggiori Borse europee, davanti solo a Madrid che ha registrato un -17%, con un peso sul Pil crollato al 27,6%, una performance negativa dell’indice Ftse-Mib del 13,23% e due sole matricole sul principale mercato azionario, vale a dire Enel green power e Tesmec.

Allo stesso tempo la nostra Borsa è risultata la prima nel Continente per tasso di rotazione annuale delle azioni e per contratti scambiati sui sistemi telematici e sul mercato degli Etf, oltre che per i volumi record sul reddito fisso. Senza dimenticare il nuovo record degli scambi sul mercato dei derivati Idem.

Ma la bassa appetibilità del mercato azionario italiano può essere spiegata con un’analisi del Pil e della rappresentatività dell’economia nazionale da parte della stessa Borsa.

Il Pil italiano cresce dell’1% circa e per Confindustria non raggiungerà i livelli antecedenti alla crisi prima del 2015, cosa che per Usa, Germania e Francia dovrebbe avvenire già quest’anno e per il Giappone entro il prossimo.

Le 332 società quotate, d’altro canto, totalizzano una capitalizzazione che non arriva nemmeno al 30% del Pil e così il tessuto economico nazionale rimane fortemente poco rappresentato dal mercato azionario.

Il 60% del listino azionario di Piazza Affari è rappresentato, infatti, da Banche, energia e utilities che, ad eccezione di oil & gas, hanno pagato molto più del dovuto la crisi economica in termini di vendite proprio per questa eccessiva ‘specializzazione’ settoriale del mercato azionario, che finisce per punire o premiare, in caso di sentiment negativo o positivo degli investitori verso l’economia del Paese, i settori che nemmeno la rappresentano del tutto.

Le Banche, soprattutto, dai dati Ftse della scorsa settimana, sono rimaste indietro rispetto al settore continentale con un calo complessivo del 27,6%, nonostante il sistema creditizio italiano abbia affrontato la crisi finanziaria molto meglio di tante banche di fama mondiale, tantissime salvate dagli Stati centrali.

A titolo di esempio, Intesa Sanpaolo in un anno ha perso il 35%, Unicredit il 33%, Banco Popolare il 39%.

Come anticipato, ancora, per Piazza Affari i primi sei mesi dell’anno non si dovrebbero discostare tanto dall’ultimo semestre. Per gli analisti l’indice maggiore di Milano è ingabbiato in un rettangolo compreso tra 19.000 e 21.500 punti e finché i prezzi non usciranno da questa striscia non ci saranno significativi movimenti, né in rialzo, né al ribasso.

Marco Notari