Battisti, Cardozo: in Brasile tutti siamo per l’asilo politico

Ormai l'”affaire” Battisti non accenna a farsi meno spinoso, e le più recenti dichiarazioni non aiutano certo il fronte diplomatico italiano ad appianare le cose e rassicurare gli spettatori che tutto va bene, come fino ad oggi si tendeva a fare.

Se fino allo scorso anno la figura rappresentativa del Brasile che inquietava di più, sia dentro che fuori i suoi confini politici, era l’ex ministro della Giustizia Tarso Genro, di parere ideologicamente e pragmaticamente del tutto contrario all’estradizione di Cesare Battisti, ora siamo da capo con quello attualmente in carica. Il neo eletto Josè Eduarso Cardozo, infatti, è già manifestamente del tutto sulla stessa lunghezza d’onda del suo predecessore, se non addirittura più palesemente loquace, a giudicare dalle prime decisamente esplicite dichiarazioni pubbliche.

Cardozo in queste ore si è già detto assolutamente certo riguardo la non estradizione di Cesare Battisti, atto della cui eventualità il Quirinale ha già provveduto ad avvisare su come verrebbe preso da parte del Governo (non solo quello attuale, sicuramente) italiano. Un “affronto”, secondo le note diffuse nelle prime giornate dell’anno.

Eppure Cardozo, senza remore né reticenze, prosegue tranquillamente con le sue dichiarazioni alla stampa internazionale. “Giusta e corretta” la decisione del presidente Luiz Inacio Lula da Silva di concedere l’asilo politico a Battisti, ausilio che secondo le Costituzioni di entrambi gli Stati si dà ai rifugiati e perseguitati che nella loro nazione di origine vedrebbero calpestati i loro diritti umani fondamentali. L’Italia à un Paese retrogrado, dunque, nei pensieri manifestati dalla reggenza brasiliana. Una nazione non ancora arrivata a difendere la vita e la dignità umane a prescindere.

Affronto non solo politico, dunque, ma culturale, sociale, e di immagine. Difficile prevedere chi la spunterà. Specie perché il Brasile in realtà, al momento attuale, non sembra così preoccupato: abbiamo deciso, basta, qual è il problema? sembrano voler dire ad una voce il Supremo Tribunal Federal (che l’anno scorso, dopo lunga e tormentata seduta, ha deciso soltanto di farsi togliere le castagne dal fuoco dal presidente Lula, chiamato a prendere la decisione con esito finale), il ministero della Giustizia, il Presidente uscente.

Nessuna eccessiva preoccupazione apparente su come l’Italia potrebbe “prenderla”. D’altronde l’italica bonarietà mal tollera di lamentare un problema anche quando diviene effettivo e permanente: se dalle pagine dei giornali, con commenti dei lettori indignati annessi, a quelle dei social network (Facebook  in testa) fino a poco tempo fa lo sdegno regnava sulla possibilità che non ci fosse restituito “il mostro”, ora che questa eventualità è concreta e forse addirittura già attuale, nessuno si farebbe venire in mente una rivoluzionaria idea di ottusaggine portata alle estreme conseguenza fino ad una guerra, che sia mediatica, diplomatica o vera e propria, per questo. Magari proprio su questi fattori dall’estero si conta di poter “giocare” per spuntarla all’interno, facendo bella figura davanti alla popolazione e dando segno di essere una potenza internazionale forte e senza timori. Segni che l’Italia degli ultimi anni, sarebbe da osservare, non offre in abbondanza né internamente, né in politica estera.    

Appare estremamente tranquillo e sicuro, dunque, il ministro Cardozo nell’affermare che Lula agito “in esatta consonanza con il nostro diritto e con quanto aveva manifestato il Supremo Tribunal Federal”, il quale aveva solo preso tempo, facendo peraltro supporre di tendere verso l’ipotesi dell’estradizione ma richiedere l’ultima formalità della firma del Presidente. Supposizione ottimisticamente formulata in Italia, e ben usata in campo diplomatico dal fronte brasiliano.

Secondo Cardozo, anche il parere dell’Avvocatura generale dello Stato è concorde con il suo, ed avrebbe a sua volta contribuito a far prendere a Lula questo tipo di decisione finale. Regna l’accordo interno, dunque, in Brasile: tutti d’accordo sull’asilo politico, così come qui non esistono voci che non la pensino in modo opposto a questo. Due forze opposte in campo, a tutti gli effetti. Solo che una delle due è probabilmente la più convinta, e bisogna dire che conduce il gioco ed opera “in casa” in questa situazione, mentre l’altra ha già dato i primi segni di cedimento ed accomodamento, nel diramare dichiarazioni ufficiali del tenore di un “comunque volemose bene”: non si vuole rinunciare a proseguire i buoni rapporti politici e commerciali con il Brasile.

Riusciranno alla fine le forze diplomatiche forse non troppo agguerrite, la Farnesina, il Quirinale, gli appelli pubblici di varie figure carismatiche che si potrebbero smobilitare, l’opinione pubbica con i suoi mezzi di aggregazione e diffusione di pensiero sempre più massicci, ad ammansire la decisione brasiliana che sembra già presa, rovesciando il responso che sembra ora scioccante (“un affronto!”, come si è sentito tuonare dall’alto) eppure (quasi) irreversibile?

Sandra Korshenrich