Fiat Mirafiori, Marchionne: “Con il ‘no’ salta tutto”

Abbiamo il dovere di stare al passo con i tempi e di valorizzare tutte le nostre attività”. L’Amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, motiva così la scelta fatta dai vertici del Lingotto di sdoppiare il titolo della casa automobilistica torinese in Fiat Spa e Fiat Industrial, in base ai settori industriali di riferimento.

Per Marchionne, presente questa mattina a Piazza Affari alla cerimonia per il debutto dei due nuovi titoli, si tratta di una mossa obbligata per il gruppo torinese, perché alla luce della ”configurazione che la Fiat ha assunto nel corso degli anni” e della ”natura eterogenea dei grandi business che lo compongono”, ma soprattutto ”di fronte alle grandi trasformazioni in atto nel mercato”, secondo l’ad, ”non potevamo più continuare a tenere insieme settori che non hanno nessuna caratteristica economica e industriale in comune”. Ed è per questo che nella storia del Lingotto la data del 3 gennaio 2011 ”rappresenta, allo stesso tempo, un punto di arrivo e un punto di partenza”. La scissione del Gruppo servirà infatti, a detta di Marchionne, ”a rispondere a una logica di crescita, di autonomia e di efficienza”.

Ma l’ad torna ancora sul rovente tema dell’accordo di Mirafiori, dopo la mancata firma da parte della Fiom. E giura che se vincerà al referendum “il ‘no’ con il 51%, la Fiat non farà l’investimento”. “Se invece il referendum a Mirafiori arriverà al 51% andremo avanti con il progetto”, promette Marchionne, il quale sottolinea di “non aver lasciato nessuno fuori: se qualcuno ha deciso di non firmare – spiega l’uomo ai vertici della più grossa azienda automobilistica nazionale – non significa che io abbia deciso di lasciar fuori qualcuno”. Secondo l’ad, “la Fiat ha bisogno di libertà gestionale e non può essere condizionata da accordi, che non hanno più senso”.

Raffaele Emiliano