Presidente sudcoreano: porte aperte al dialogo

La porte alla Corea del Nord rimangono aperte. Nel discorso del nuovo anno, il presidente sudcoreano Lee Myung-bak parla del conflitto fra i due paesi e delle potenziali conseguenze.

Da Suel, Myung-bak spiega che “non si può ottenere la pace senza sforzi”. “L’attacco all’isola di Yeonpyeong deve servire da lezione per concentrarci sulla nostra sicurezza e, eventualmente per difenderci”. Da molti anni le due Coree sono in conflitto. Dopo le guerriglie di inizio novecento, l’accordo di pace firmato nel 1953 non è mai stato applicato. Dissidi legati a territori, economia e armamenti nucleari hanno caratterizzato gli ultimi sessant’anni di entrambe le nazioni. Vecchie le ruggini fra Stati Uniti e Corea del Sud. Lo scorso agosto, il prigioniero Aijalon Mahli Gomes, condannato dalla Corea del Nord, ad otto anni di lavori forzati per ingresso illegale a Pyonhyang, venne liberato. Con il lavoro dell’ex presidente americano Jimmy Carter, e lo spirito di dialogo di Kim Jong II, si è arrivati a questa lieta notizia. Auspicio per una futura cooperazione.

Il venticinque novembre scorso, un evento che mette ancora una volta in discussione pace fra le due Coree. La Corea del Nord attacca l’isola Yeonpyeong, uccidendo quattro soldati e provocando molti e feriti e distruzioni. La Corea del Sud annuncia un’esercitazione militare.

Se vi saranno altri attentati come quello alla nostra isola, ci comporteremo come gli americani dopo l’undici settembre” continua Lee Myung-bak. Provocazioni come questa, “meritano reazioni forti”. Ciò nonostante il Presidente sudcoreano è fiducioso. “Non possiamo stare fermi se ci attaccano”. Ricorda poi l’apertura alla discussione. “Le porte al dialogo rimangono aperte” dice. “Se i nordcoreani dimostreranno lealtà, saremo felici di iniziare una nuova cooperazione per la comunità internazionale”.

Giorgio Piccitto